Banche europee: ecco come sarà lo ‘stress test’ che semina paura

Lo scenario semi-apocalittico simulato dall'Eba per testare la solidità delle 124 maggiori banche dell'Eurozona

Portato a termine il complicato percorso per l’unione bancaria, a maggio partirà lo stress test, letteralmente le prova di resistenza, sulle banche europee, i cui risultati saranno resi noti soltanto ad ottobre. A questo duro esame delle banche si affiancherà anche l’asset quality rewiew, ovvero l’esame degli attivi bancari che la Bce vuole svolgere prima che scatti, a novembre, la vigilanza unica bancaria. Il test europeo dovrà essere all’altezza di quello che la Federal Reserve ha appena svolto sul sistema bancario americano: Pil fino al 4,75%, un crollo dei prezzi della case e un aumento del tasso di disoccupazione all’11,2%. L’Eba (“European banking authority”) ha da poco comunicato i criteri con i quali esaminerà le 124 grandi banche dell’Eurozona, criteri che consentiranno all’authority europea di valutare la resistenza patrimoniale delle banche a condizioni avverse, in modo da ripristinare la fiducia dei mercati sulla solidità degli istituti nell’Eurozona. Dal test emergeranno infatti tutte le criticità degli istituti. E c’è già chi scommette su qualche fallimento.
 
I CRITERI – Tra le ipotesi prese in considerazione dall’authority uno scenario avverso creato dall’aumento dei rischi sistemici – dato dalla crescita dei rendimenti globali – specialmente per la peggiore valutazione dei rischi verso le economie emergenti, e un deterioramento della qualità del credito nelle economie deboli tale da creare timori sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, nonché per la mancata riparazione dei bilanci bancari, a sua volta causa di raccolta insufficiente sul mercato.
I rischi coperti dalla metodologia applicata sono quelli di credito, sovrani, di mercato, di finanziamento, le esposizioni alle cartolarizzazioni,
L’Eba presuppone inoltre che i bilanci delle banche siano statici, ossia che gli istituti non possano intraprendere azioni difensive di fronte allo stress test. Tra i fenomeni di deterioramento previsti dalla simulazione figurano una crisi del comparto immobiliare, un aumento dei costi di finanziamento (che si trasmette agli asset e alle passività delle banche) uno choc dei tassi di cambio degli stati dell’Europa centrale e dell’Est.
 
LO STRESS TEST IN CIFRE – Si suppone uno scenario macro-economico in recessione per il 2014 e il 2015, in cui il pil scenderà nell’Eurozona rispettivamente dello 0,7% e dell’1,5%, per tornare a una crescita di appena lo 0,1% nel 2016. Ciò implica una deviazione cumulata rispettivamente del -2,2%, -5,6% e -7%.
– Per quanto concerne l’inflazione, viene simulato un tasso più basso dello 0,1% per quest’anno, dell’1% nel 2015 e dell’1,7% nel 2016, rispetto alle stime attuali per lo scenario di base. Ciò corrisponde ad immaginare un tasso d’inflazione rispettivamente all’1%, allo 0,6% e allo 0%.
– I tassi di disoccupazione nell’Area Euro vengono simulati a percentuali più alte e all’11,3% nel 2014, al 12,3% nel 2015 e al 13% nel 2016, pari a una deviazione rispettivamente dello 0,6%, dell’1,9% e del 2,9%.
 
IL TEST PER L’ITALIA – Sono 15 le banche italiane che saranno sottoposte alla prova del fuoco dello stress test: Carige, Monte dei Paschi di Siena, Piccolo Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Intesa San Paolo, Mediobanca, Unicredit, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banca popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Iccrea Holding, Unione Banche Italiane, Veneto Banca.
I criteri per l’Italia sono i seguenti: rispetto a uno scenario base di una crescita allo 0,6% nel 2014, all’1,2% nel 2015 e all’1,3% nel 2015, si simula un pil a -0,9%, a -1,6% e a -0,7% rispettivamente.
Lo choc dei tassi: rispetto allo scenario di base, i rendimenti dei bond USA a lungo termine sono simulati in aumento di 100 punti base (1%) nel primo trimestre, per arrivare a +250 bp nell’ultimo trimestre del 2014 e ripiegare a un aumento di 150 punti base nel primo trimestre del 2015, livello su cui si manterrebbero per tutto il prossimo anno, rispetto ai rendimenti attesi.
Lo choc andrebbe a colpire anche i bond UE, che mediamente vedrebbero salire i rendimenti a lungo termine di 150 bp nel 2014 e di 110 punti nel biennio 2015-’16.
Sul mercato monetario si assisterebbe a un aumento permanente dei tassi interbancari di breve termine di 80 punti base, mentre i costi di finanziamento a lungo termine seguirebbero di più il trend dei bond sovrani. Anche i prezzi delle azioni crollerebbero mediamente del 18-19% nella UE, ma in Italia del 20,3% quest’anno, del 17,7% nel 2015 e del 20,4% nel 2016.

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