Banche, i contratti non si toccano

Gli istituti di credito possono modificare le proprie condizioni solo per giustificati motivi e con due mesi di preavviso

Da dicembre i clienti delle banche sono più tutelati grazie alle nuove norme sulla trasparenza, previste dalla direttiva 2008/48/CE e trasferite nel testo unico bancario. Le novità vanno nell direzione di limitare il potere unilaterale degli istituti di credito di modificare i contratti nei confronti dei correntisti o di chi apre un mutuo.

Cambiamenti motivati
Il nuovo articolo 118 del testo unico, distingue fra contratti a tempo indeterminato – quelli di conto corrente – e quelli a tempo determinato o di durata – i mutui -. Per entrambi la banca può modificare le condizioni del contratto solo in presenza di giustificato motivo, ovvero fattori esterni che lo stesso istituto subisce, come riforme di legge o cambiamenti del contesto economico.
Le modifiche devono essere comunicate ai clienti, con preavviso minimo di due mesi e per iscritto, o in altre forme accettate dai consumatori. La modifica s’intende approvata se il cliente non recede dal contratto prima che la nuova clausola diventi operativa.

Tasso d’interesse
Per in contratti di durata le modifiche non possono interessare le clausole che stabiliscono i tassi d’interesse. Dunque nei mutui variabili o indicizzati, ciò che può cambiare è unicamente l’euribor, il parametro del tasso d’interesse medio a cui avvengono le transazioni in Europa.

Obblighi d’informazione
Nei contratti di durata la banca è obbligata a trasmettere ai clienti, al momento della scadenza dell’accordo, o almeno una volta l’anno, una comunicazione in merito allo svolgimento del rapporto. Per i conti correnti, l’estratto conto deve essere inviato a scelta del cliente una volta l’anno, ogni 6, ogni 3 mesi, oppure una sola volta al mese. Il cliente può esercitare il diritto di recesso entro 60 giorni dal momento del ricevimento della comunicazione.

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