Banca Popolare di Vicenza accusata di circonvenzione d’incapace

"Ha fatto acquistare 25 mila euro di azioni a mio marito invalido a causa di un ictus"

Nella saga delle banche italiane è arrivata anche l’accusa di circonvenzione d’incapace. E’ accaduto alla Banca Popolare di Vicenza in seguito alla causa civile intentata da una vedova trevigiana.

I FATTI – La signora in questione si era recata presso la filiale dell’istituto di credito per avere i soldi necessari al funerale del marito; lì ha scoperto che dei 25mila euro che si aspettava di trovare non v’era più traccia, bruciati nei titoli tossici della Popolare di Vicenza.

Parallelamente il legale della pensionata trevigiana ha depositato una querela per truffa aggravata nei confronti del bancario della Popolare vicentina che aveva fatto sottoscrivere alla coppia il modello di sottoscrizione dei titoli. Nella querela si ipotizza anche il reato di circonvenzione d’incapace in quanto il marito della signora, all’epoca della sottoscrizione del contratto, era invalido a causa di un ictus che lo aveva ridotto all’infermità.

È ad inizio 2014 – si legge su Il Mattino di Padova – che i due coniugi trevigiani, pensionati dopo una vita trascorsa in fabbrica, si presentano in una filiale della Popolare Vicenza per sottoscrivere l’acquisto delle azioni della banca, per la cifra di 25.000 euro, tutti i loro risparmi, accogliendo così il consiglio di un impiegato che conoscono e del quale hanno completa fiducia. L’uomo è invalido per un ictus. Tutte le azioni, sostiene il legale dei due clienti dei due clienti, vengono vendute, nell’agosto del 2014, quando i responsabili della filiale già dovevano sapere che si trattava di titoli “illiquidi per definizione” e quindi non commerciabili.

Passano due anni e nel marzo scorso, il marito, già gravemente invalido, muore. L’anziana moglie si presenta in banca per prelevare dei soldi per il funerale e scopre di avere soltanto 200 euro in conto corrente. I 25.000 euro di azioni sottoscritte un paio d’anni prima sono volatilizzati. O meglio quei titoli non valgono più nulla. Da qui la decisione di chiedere giustizia in tribunale a Treviso e tornare in possesso dei risparmi spariti nei titoli tossici della Popolare Vicentina. L’azione legale, avviata dall’avvocato si divide in un procedimento civile, in cui si chiede la restituzione della somma persa con relativi interessi, e quella penale, in tribunale a Vicenza, nei confronti dell’impiegato che fece sottoscrivere le azioni rivelatesi poi carta straccia.

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