Aziende e corruzione, la lista delle più virtuose. Italia al 20° posto

Da un'indagine svolta su più di 700 società quotate, la graduatoria delle "governance" aziendali più trasparenti

Si può parlare di corruzione in Italia evitando i luoghi comuni? O il fenomeno è talmente dilagante da superare gli stessi luoghi comuni? Cominciamo a fare qualche precisazione. Alla parola “corruzione” tendiamo tutti ad associare, di primo acchito, la figura del politico, del funzionario statale, del pubblico ufficiale. Dimenticando che per ogni corrotto c’è sempre un corruttore. Perché l’altra faccia della medaglia si vede meno ma c’è ed è anche più affollata. Stiamo parlando degli imprenditori, o almeno di quelli che almeno una volta hanno pagato una tangente, oliato un meccanismo per ottenere una commessa, vincere un appalto, evitare un controllo.

La lotta alla corruzione in Europa
non è ancora una priorità

Le aziende, insomma, non possono certo scagliare la prima pietra. A livello internazionale si calcola che il 15% dei colossi industriali è stato accusato almeno di un comportamento scorretto negli ultimi due anni. Un quadro non molto confortante, confermato anche dall’indagine svolta da Vigeo – un’agenzia europea che assegna alle aziende un rating di responsabilità sociale – su 772 società quotate in Borsa in Europa e Usa.

Sono ancora troppo poche quelle che pongono la lotta alla corruzione tra i loro obiettivi prioritari e hanno sviluppato dei sistemi interni di prevenzione e controllo. Solo un terzo di quelle europee contro i due terzi di quelle americane, dove la cultura anti-corruzione pare decisamente più radicata.

Società più oneste, nessuna italiana tra le prime dieci
Dall’analisi del campione internazionale di aziende si ricava anche una “graduatoria dell’onestà” stilata sulla base delle azioni concrete messe in atto per contrastare i fenomeni di corruzione. Nonostante il voto medio sia più alto negli Usa, tra le prime dieci società più virtuose non ce n’è nessuna a stelle e strisce. Al primo posto troviamo una società inglese del settore estrattivo, la BHP Billiton, seguita dalla banca norvegese DNB e dal gruppo assicurativo tedesco Allianz.

Per trovare la prima società italiana dobbiamo scendere al 20° posto. Vi troviamo Terna, azienda del settore della distribuzione elettrica, guidata da Flavio Cattaneo, ex direttore della Rai. Segue a breve distanza (24° posto) Atlantia, nuovo nome di Autostrade Spa.

Ma l’Italia è sopra la media
Ma a dispetto dei luoghi comuni, l’Italia – o almeno il suo campione di aziende considerato (il 4% delle 772) – si colloca un po’ sopra la media, distante dagli Usa ma leggermente più in alto di Germania e Francia. Mentre le aziende mediamente più attrezzate contro la corruzione si trovano nei Paesi Bassi e in Canada.

C’è da dire che la valutazione è fatta sulla base degli strumenti anti-corruzione formalmente adottati, che vanno commisurati anche al contesto. Misure più massicce possono anche corrispondere a un maggior rischio “ambientale” (oltreché, in alcuni paesi, a obblighi di legge). Come dire: avere in circolo più anticorpi non indica una migliore salute ma, al contrario, una maggiore esposizione alla malattia. (A.D.M.)

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