Autostrade verso la quotazione in Borsa. Il dossier che rischia di far saltare il Recovery Fund

La scelta di CDP di entrare nel capitale nell'ambito di una procedura "a prezzi" di mercato metterebbe a tacere gli investitori esteri e rassicurerebbe Bruxelles che per ora sta a guardare

Scorporo, quotazione in Borsa e aumento di capitale. Sarebbe questa l’ipotesi di lavoro di CDP per l’ingresso in Autostrade. Una operazione di mercato che avrebbe un grande pregio: mettere a tacere le critiche degli investitori internazionali e rassicurare Bruxelles. La questione Autostrade, infatti, rischia di mandare all’aria i piani di Conte e far saltare anche le risorse del Recovery Fund, se la comunità finanziaria internazionale dovesse ritenere che l’Italia non “onora” gli impegni e viola le regole della concorrenza, di fatto “espropriando” un asset di pregio della dotazione infrastrutturale del Paese. Un’operazione siffatta invece verrebbe ben vista dagli investitori esteri e dalla Commissione europea, che sulla questione per ora non è intervenuta ed è rimasta a guardare.

L’operazione

Si profila una quotazione in Borsa di Autostrade, prima lo spin-off da Atlantia, poi l’IPO e un aumento di capitale sottoscritto da Cassa Depositi e Prestiti allo stesso prezzo di collocamento, in qualità di operatore di mercato indipendente. Non l’ingresso diretto per fasi successive, come era stato ipotizzato inizialmente.

Questa l’ipotesi di memorandum che CDP ha consegnato ad Atlantia, che il CdA sta valutando, ma a data della sigla dell’intesa, che scadeva oggi 27 luglio, sembra aver subito un leggero slittamento di qualche giorno.

La sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte della Cassa consentirebbe di apportare quelle risorse fresche necessarie a finanziare il nuovo piano di investimenti.

Nell’ambito dell’IPO sarebbe poi consentito l’ingresso di altri partner finanziari. Tra le manifestazioni di interesse che sarebbero giunte quelle di investitori internazionali come Macquarie, Blackstone, il Fondo del Qatar, Poste Vita e le Casse previdenziali.

Fondi sul sentiero di guerra

L’operazione così strutturata sarebbe un’operazione di mercato, in grado di garantire trasparenza e mettere a tacere le proteste degli investitori internazionali.

E’ notizia degli ultimi giorni l’attacco del Fondo TCI, un hedge fund londinese che ha accusato il governo italiano di voler “statalizzare” Autostrade con procedure non in linea con il mercato ed in violazione della Costituzione italiana e della normativa comunitaria. Tanto che il suo gestore Christopher Hohn ha annunciato dalle pagine de Il Messaggero la volontà di presentare un “reclamo formale” a Bruxelles , un atto che ha definito “doveroso” per tutelare gli investitori internazionali di fronte a quello che ha etichettato come un “esproprio” effettuato con lo strumento del Milleproroghe. E non esclude neanche che la questione possa compromettere la concessione dei soldi del Recovery Fund.

Hohn ha anche indicato un valore “equo” dell’asset in 11-12 miliardi, superiore alla prezzo “coercitivo” risultante dall’aumento di capitale che il governo italiano contava di realizzare, e bollato come “cattivo affare” l’investimento di CDP, se le tariffe autostradali non venissero adeguate per coprire gli investimenti.

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