Autostrade: ecco quanto può costare la revoca delle concessioni

Dopo la tragedia di Genova il governo sollecita la chiusura dei rapporti con Autostrade ritenuta responsabile per la mancata manutenzione e minaccia il ritiro delle concessioni su tutte le tratte gestite

La tragedia di Genova ed il crollo del viadotto Morandi hanno portato alla ribalta un tema molto spinoso: le concessioni autostradali. Il tratto dell’autostrada A10 è infatti di competenza della società Autostrade per l’Italia, della famiglia Benetton, una delle più grandi privatizzazioni condotte negli anni scorsi. E proprio su Autostrade, controllata dalla società quotata Atlantia, sono ricadute le responsabilità della vicenda ed, evidentemente, della mancata manutenzione.

Il fatto – Tutto è accaduto alla vigilia di Ferragosto, erano circa 12 del 14 agosto 2018, quando un ampio tratto del viadotto Marconi, assieme ad auto, camion e furgoni in coda, è venuto giù per un centinaio di metri sul torrente sottostante, il Polcevera, e sulle costruzioni circostanti (auto e stabilimenti). “Una tragedia immane” è stata definita in prima battuta, poi sono venute le considerazioni del caso, con l’apertura di un fascicolo in Procura.

I politici puntano il dito su Autostrade – Il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli per primo ed, a seguire, il Premier Giuseppe Conte ed i leader delle due forze della coalizione di governo, Salvini e Di Maio, si sono detti d’accordo che la responsabilità è di Autostrade, una società che fa quasi 1 miliardo di utili l’anno e distribuisce dividendi e deve, quindi, provvedere alla manutenzione delle infrastrutture su cui percepisce un pedaggio. Di qui, la decisione di revocare ad Autostrade tutte le concessioni di cui è titolare. Una strada che secondo molti sarebbe difficilmente percorribile dato l’alto costo di rescindere la concessione.

Quanto costerebbe revocare la concessione? – I calcoli sono presto fatti: la convenzione scadrà nel 2042 ed il “prezzo” da pagare per chiuderla prima è pari a tutti gli utili potenzialmente realizzabili sino a quella data (circa 23 miliardi di euro stando all’utile di 968 milioni realizzato nel 2017) detratta una penalità di circa il 10% a fronte dell’inadempienza del concessionario (manutenzione). Si tratta di 20 miliardi di penale che Anas, in qualità di concedente, dovrebbe sborsare ad Autostrade per “subentrare in tutti i rapporti attivi e passivi”.

Ecco le tratte coperte dalla convenzione di Autostrade –  I tratti stradali assegnati in convenzione alla società della famiglia Benetton (Aspi) sono estesissimi, circa 3 mila chilometri di autostrade, cioè la rete più grande d’Italia: l’Autostrada del Sole (A1 Milano-Napoli), la Tangenziale Est di Milano, le Diramazioni Roma Nord e Roma Sud, la Milano-Brescia, la Serravalle-Genova, la Milano-Varese, la Diramazione Gallarate–Gattico, la tratta Lainate-Como-Chiasso, la  Genova-Savona (quella che comprendeva l’ormai tristemente noto viadotto Morandi), la Firenze-Pisa Nord, la Genova-Sestri Levante, la Roma-Civitavecchia, la Bologna-Padova con la Diramazione per Padova Sud e la Diramazione per Ferrara, la Bologna-Taranto, assieme alla Diramazione per Ravenna, alla Diramazione per la Tangenziale di Bari ed al Raccordo A1-A14. E poi ancora la Napoli-Canosa, la Udine-Tarvisio, la Genova Voltri-Gravellona Toce, con la Diramazione Predosa-Bettole e la Diramazione Stroppiana-Santhià, la Mestre-Belluno, la Caserta-Nola-Salerno e la Rho-Monza (lotto 3 Variante di Baranzate).

Autostrade: ecco quanto può costare la revoca delle concessioni