Autostrade, cosa succede in caso di revoca delle concessioni: le conseguenze

Nel Milleproroghe la norma che prevede la revoca delle concessioni autostradali in caso di inadempimento

Il decreto Milleproroghe, approvato dal Governo “salvo intese”, rischia di far traballare la maggioranza di Governo, scatenando nuove tensioni. Motivo del contendere sono alcune disposizioni, su tutte quelle che riguardano le concessioni autostradali e che sembrano anticipare la revoca al gruppo Atlantia tanto voluta dal Movimento 5 Stelle dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova.

Nel Milleproroghe, infatti, è prevista una norma che prevede che in caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade, in attesa dello svolgimento delle procedure di gara per trovare un nuovo concessionario, la gestione passerà all’Anas, che svolgerà le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelle di investimento per la riqualificazione o l’adeguamento della rete.

Al concessionario uscente spetterà il valore delle opere realizzate, le penali e gli altri costi da sostenere per l’estinzione del rapporto, a meno che la risoluzione della concessione sia dovuta a suo inadempimento. In questo caso, prevede il decreto, al concessionario sarà corrisposto il “valore delle opere realizzate più gli oneri accessori al netto degli ammortamenti”, ma da questo ammontare andrà “detratto quanto il concessionario è tenuto a pagare per il risarcimento dei danni derivati dal suo inadempimento“.

Il Milleproroghe prevede che questa normativa si applichi in sostituzione delle eventuali clausole convenzionali difformi, anche se approvate per legge, che in questo caso devono intendersi nulle. Le nuove norme, infatti, vanno considerate come inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelli già in corso.

Queste disposizioni hanno suscitato tensioni nel Governo, con gli esponenti di Italia Viva che non hanno votato le norme del Milleproroghe sulle concessioni autostradali e hanno fatto mettere a verbale il proprio dissenso.

Sono tuttavia i diretti interessati ad esprimere forte contrarietà. In primo luogo Aiscat (Associazione delle società concessionarie autostrade e trafori) ha manifestato “sconcerto e incredulità” per le disposizioni del Milleproroghe sulle autostrade, definendole incostituzionali e parlando di “gravissima lesione dello Stato di diritto” per la modifica unilaterale dei contratti in corso tra lo Stato e i concessioni autostradali. Queste norme, ha sottolineato Aiscat, rischiano di provocare gravi danni alle società e un intero settore produttivo.

Nella serata di domenica 22 dicembre è intervenuta sulla questione anche Autostrade per l’Italia, la società del gruppo Atlantia che fa capo alla famiglia Benetton e che gestisce gran parte della rete autostradale italiana. Il decreto Milleproroghe, secondo la società, presenta “rilevanti profili di incostituzionalità e contrarietà a norme europee“, come si legge nel comunicato diramato dopo la riunione del Consiglio di Amministrazione. Autostrade per l’Italia ha annunciato che “sta valutando ogni iniziativa volta a tutelare i diritti della stessa in termini di legittimità costituzionale e comunitaria delle disposizioni normative in merito ai principi di affidamento, di libertà di stabilimento e di concorrenza, di proporzionalità e di ragionevolezza”.

È chiaro che la norma sull’eventuale risarcimento per inadempimento del concessionario si riferisca al caso del crollo del Ponte Morandi di Genova, per il quale da tempo il Movimento 5 Stelle chiede la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia e il risarcimento dei danni.

Va comunque precisato che si tratta ancora solo di una bozza del decreto Milleproroghe e non ancora della versione definitiva, che potrà essere rivista. Lo stesso decreto, poi, prevede anche il congelamento degli aumenti dei pedaggi autostradali, rinviati a fine giugno.

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