Atlantia, quanto costerà agli italiani la revoca della concessione di autostrade

Atlantia, il prezzo dell'indennizzo che peserebbe sui conti dello Stato in caso di revoca della concessione autostrade

È tornata alla ribalta la polemica sulle Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, con il Movimento 5 Stelle che torna a chiedere a gran voce la revoca della concessione ad Atlantia.

Il gruppo Atlantia possiede oltre l’88 del capitale sociale di Autostrade per l’Italia e il suo principale azionista è la famiglia Benetton. Tutti, insieme all’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Castellucci, sono finiti nel mirino del M5S per il crollo del ponte autostradale Morandi, il 14 agosto 2018, che ha provocato 43 morti e centinaia di sfollati. Il disastro, secondo il M5S, sarebbe da imputare alla scarsa manutenzione della società Autostrade.

La polemica si è riaccesa con la pubblicazione da parte del vicepremier Luigi Di Maio di un video su Facebook in cui si accusa Autostrade e la famiglia Benetton di aver investito troppe poche risorse nella manutenzione di ponte Morandi: solo 23 mila euro all’anno, contro 1,3 milioni che lo Stato investiva all’epoca della gestione del ponte.

Autostrade ha risposto subito al vicepremier, affermando che per le attività di manutenzione “le spese effettuate da Autostrade per l’Italia – pari a 5,2 miliardi di euro dalla privatizzazione – sono superiori a quanto previsto dagli obblighi della Convenzione”.

Nel frattempo, è tornata a farsi largo l’ipotesi della revoca della concessione delle autostrade italiane. Una proposta su cui insiste il Movimento 5 Stelle, mentre gli alleati di governo della Lega tacciono.

Se la revoca unilaterale della concessione delle autostrade fosse realizzata, lo Stato italiano rischia di dover indennizzare la società Autostrade per l’Italia e quindi il gruppo Atlantia e la famiglia Benetton. Il contratto di concessione, infatti, contiene alcune clausole che sanzionano la chiusura anticipata del contratto. Le clausole prevedono un indennizzo intorno ai 20 miliardi di euro, tra i 22 e i 25 miliardi, secondo i calcoli di Mediobanca.

Una somma che se lo Stato dovesse pagare graverebbe come un macigno sui conti pubblici, proprio nel momento in cui l’Italia aveva evitato la procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, con un notevole risparmio di spesa.

Si ricomincerebbe tutto da capo, ma il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Toninelli è convinto: la revoca unilaterale della concessione ad Autostrade “è legittima” a causa del “grave inadempimento” nella manutenzione di Ponte Morandi.

Accanto alla revoca, l’altra ipotesi che viene avanzata è la rinegoziazione della concessione, qualora fossero accertate le responsabilità di Autostrade nel crollo del ponte.

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