Assegni dormienti, lo Stato ha incassato 634 milioni di euro in 10 anni

I numeri sono stati diffusi dalla Corte dei Conti: le cifre riguardano gli ultimi dieci anni

Negli ultimi 10 anni, lo Stato italiano ha incassato 634 milioni di euro grazie agli assegni dormienti, ovvero quelli non incassati dai beneficiari, le cui somme finiscono per legge allo Stato se la cifra non viene riscossa entro i tre anni dall’emissione. Dal 2008, ben 320.346.684 euro sono entrati da polizze non riscosse dai beneficiari, specialmente famigliari ignari dei contratti di assicurazione stipulati dai loro congiunti.

I numeri sono stati diffusi dalla Corte dei Conti, in una relazione diffusa dai magistrati contabili lo scorso 27 giugno in cui ha specificato che “sui rapporti potenzialmente dormienti è necessario dare vita, anche attraverso l’utilizzo dell’anagrafe tributaria, a una serie di action plan per rafforzare le attività di riscontro dei decessi e l’identificazione e ricerca dei beneficiari al fine di escludere l’ipotesi di ‘dormienza’”.

Le cifre riguardano gli ultimi 10 anni. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di titoli utilizzati ad esempio come cauzioni in aste, poi non riscosse, o come depositi a garanzia di danni, che non sono mai stati incassati. La Consap, la controllata pubblica che gestisce le pratiche di rimborso, spiega che in circa il 60% dei casi analizzati si tratta di assegni circolari in cui ordinante e beneficiario coincidono.

Dal 2007 una legge prevede che i conti correnti non movimentati per dieci anni, le polizze vita non riscosse, così come gli assegni circolari non incassati entro tre anni, finiscano nelle casse dello Stato. Come riporta Repubblica, da oltre dieci anni i fondi affluiti nel bilancio pubblico hanno superato i due miliardi di euro, di cui soltanto una piccola quota è tornata ai legittimi proprietari, visto che la legge prevede anche la possibilità di rientrare in possesso di quanto finito allo Stato, entro i dieci anni dalla devoluzione. Le risorse restanti sarebbero invece dovuti essere destinati a un fondo ad hoc per indennizzare le vittime di frodi finanziarie ma soltanto negli ultimi due anni i governi si sono mossi in questo senso. Secondo la Corte dei Conti, una “cospicua parte di tali proventi” è stata usata “per altre finalità come la social card, la ricerca scientifica, Alitalia, il fondo di ristoro finanziario, Fir)”.

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