L’arte in tempo di crisi

Mercato contratto, ma il futuro sono i nuovi ricchi dei Paesi emergenti. E così cambiano i gusti

Se c’è un settore che riflette perfettamente l’andamento della crisi e la ridistribuzione della ricchezza globale che comporta, questo è il mercato dell’arte.
Al suo picco, nel 2007, rappresentava un giro d’affari di circa 65 miliardi di dollari, dopo una crescita vertiginosa a partire dal 2003. Da allora, si è contratto fino agli attuali 50 miliardi.

Secondo il World Wealth Report di Capgemini e Merrill Lynch, nel 2007 c’erano al mondo 10 milioni di persone con un portafoglio di 1 milione di dollari o più. Nel 2008 il numero si è ridotto a 8,6 milioni e, va detto, perfino i ricchi hanno cominciato a stringere la cinghia in fatto di quadri, statuette e via dicendo.

Del resto, cosa c’è di più inessenziale – “inutile” se si vuole – dell’arte? Gli esperti ci fanno sapere che la media dei prezzi si è abbassata del 40% e il genere più inflazionato in epoca di vacche grasse – l’arte contemporanea cinese – ha perso nel giro di un anno il 90% del suo valore complessivo (a novembre 2008).
I dati sono riportati da un articolo dell’Economist che però apre all’ottimismo, sostenendo che è la stessa globalizzazione – dopo aver esteso la crisi al mondo intero – che può riportare in auge le varie aste di Sotheby’s e Christie’s.

Da anni, l’antica geografia dei compratori d’arte si sta infatti ampliando. Nuovi ricchi, provenienti dai Paesi emergenti, cominciano a spendere e spandere. Se nel 2003 i maggiori acquirenti di Sotheby’s (coloro che hanno acquistato per almeno 500mila dollari) provenivano da 36 Paesi, nel 2007 rappresentavano già 58 diverse economie. Ed erano triplicati di numero. Il processo è tutt’ora in corso.

L’anno scorso la Cina ha superato la Francia come terzo mercato mondiale dell’arte dopo Usa e Gran Bretagna. Sul valore complessivo di oltre 100mila pezzi venduti da Christie’s, il  25% è stato acquistato da russi, asiatici e mediorientali.
In questo scenario, si trasformano i gusti e si sposta anche il baricentro dell’interesse: i nuovi collezionisti tendono a comprare “roba” della propria tradizione artistico-culturale o che la cita.
D’accordo, i più venduti sono ancora gli ormai scontatissimi Impressionisti. Tuttavia, negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom dell’arte contemporanea (dal 10% del mercato complessivo negli anni ’90 al 30% attuale) e uno dei giganteschi ritratti di Mao Zedong dipinti da Warhol è stato acquistato al prezzo record di 17,4 milioni di dollari da un certo Joseph Lau, immobiliarista di Hong Kong.

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