Arriva la nuova class action: cosa cambia e chi può promuoverla

Il principio è piuttosto semplice: favorire un solo procedimento promosso da più individui piuttosto che far partire tanti procedimenti identici da singoli individui.

Potenziare le azioni collettive accomunate dallo stesso illecito e di conseguenza ridurre la mole di lavoro dei tribunali È con questo obiettivo che entra in vigore a partire da oggi la riforma della class action.

Il principio è piuttosto semplice: favorire un solo procedimento promosso da più individui piuttosto che far partire tanti procedimenti identici da singoli individui. Tra le principali novità introdotte dalla legge 31/2019 che entra in vigore da oggi dopo due rinvii, c’è la possibilità di agire non solo per tutelare i diritti dei consumatori ma anche quelli lesi dal comportamento di un’impresa o del gestore di un servizio pubblico o di pubblica utilità.

La legge ha preservato il principio dell’istituto legale. Come spiega il sito la La Legge Per Tutti, “si tratta di un’azione legale avviata da più cittadini vittime dello stesso illecito e che, pertanto, avanzano la stessa domanda di risarcimento. Un unico procedimento, dunque, in cui gli attori sono rappresentati da un legale, un’associazione o un comitato per far valere un diritto omogeneo e un interesse collettivo“. Dopo la riforma, la class action è stata inserita nel Codice di procedura civile come titolo autonomo e come strumento per la tutela dei diritti individuali omogenei lesi da atti e comportamenti di imprese o gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità.

Può promuovere una class action ciascun componente di una classe di consumatori, anche le organizzazioni e le associazioni senza scopo di lucro con determinati requisiti ed iscritte in un elenco pubblico presso il ministero della Giustizia. Una volta che si è accettato di far parte di una class action però, automaticamente si rinuncia ad ogni azione individuale restitutoria o risarcitoria basata sullo stesso illecito. Resta aperta l’adesione ad una class action sia dopo il giudizio di ammissibilità sia dopo il verdetto di primo grado.

Le fasi del procedimento unico della class action si svolge principalmente in tre fase. La prima è relativa all’ammissibilità della domanda. La seconda invece riguarda la valutazione della causa in merito. L’ultimo momento è quello in cui vengono verificati i diritti individuali e la richiesta di liquidazione dei risarcimenti dei singoli, con l’intervento di un unico rappresentante nominato dal giudice. Un’altra novità introdotta dalla riforma prevede la possibilità, per chi promuove la class action, spiega ancora La Legge Per Tutti, è quella “di chiedere la divulgazione delle prove e individua uno spazio per gli accordi transattivi in corso di causa, su proposta del giudice, oppure dopo la sentenza. In caso di condanna, l’impresa dovrà corrispondere al rappresentante comune e all’avvocato del promotore compensi stabiliti in percentuale dell’importo complessivo del risarcimento, sulla base del numero degli aderenti”.

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Arriva la nuova class action: cosa cambia e chi può promuoverla