Arriva il Fondo Monetario Europeo. Ma arriva?

Servirà a evitare altri "casi Grecia". Una proposta tedesca che scatena molte discussioni

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ha proposto di creare un “Fondo Monetario Europeo” (Fme), cioè un un nuovo organismo in seno all’Unione europea che offra sostegno ai paesi in difficoltà finanziarie come, attualmente, la Grecia.
Alla proposta si è accodata Angela Merkel. Il cancelliere ha aggiunto che una simile istituzione implicherebbe la modifica dei trattati Ue, da ottenere quindi all’unanimità.
L’idea circolava da tempo ed era proprio la Germania a esprimere i dubbi maggiori. Proprio per questo motivo e per l’oggettivo peso del Paese, la svolta tedesca appare ancora più significativa: «I nostri strumenti sono insufficienti – ha detto Merkel – l’Europa deve essere in grado di rispondere alle sfide del momento perché vogliamo risolvere i nostri problemi da soli».

Dove prendere i soldi?
La proposta su cui si sta discutendo ormai da settimane arriva da Thomas Mayer, della Deutsche Bank, e Daniel Gros, del Centre for European policy studies di Bruxelles. Lasciando perdere il caso greco (ormai è troppo tardi per intervenire strutturalmente, servono misure d’emerganza), i due economisti ritengono che il peggioramento generalizzato dei conti pubblici nell’Unione europea farà sorgere altre emergenze come quella ellenica.
Per affrontarle, serve un meccanismo di finanziamento che, nella visione di Mayer e Gros, utilizzerebbe risorse versate dai Paesi che sforano i parametri di Maastricht su deficit e debito: maggiore lo sforamento, maggiore la quota da versare al Fondo. Nessun contributo invece dagli stati virtuosi.
Un meccanismo di questo tipo dovrebbe incentivare i Paesi perché tengano sempre i conti in ordine. Con questa soluzione, il Fme avrebbe già accumulato 120 miliardi di euro di riserve dall’inizio dell’Unione monetaria. Il suo intervento avverrebbe con prestiti o garanzie contro un programma di aggiustamento concordato con Commissione ed Eurogruppo.

I dubbi.
Da quando è esplosa la crisi greca i governi europei si sono opposti all’intervento del Fondo Monetario Internazionale, che ai loro occhi sarebbe un segnale di debolezza dell’Eurozona. D’altro canto i Trattati Ue vietano il salvataggio di uno stato membro, dunque occorre pensare a nuovi strumenti.
Il punto è quello di non creare un doppione del Fmi e, al tempo stesso, di istituire uno strumento veramente utile: se infatti i criteri del Fme fossero più severi di quelli del Fmi, gli Stati si rivolgerebbero molto semplicemente a quest’ultimo e l’istituzione europea diventerebbe inutile.
C’è poi il problema della fattibilità politica: il meccanismo di finanziamento di Mayer e Gros non sembra fatto per stimolare l’adesione dei Paesi meno virtuosi dell’Unione e l’unanimità è necessaria per cambiare i trattati dell’Unione.
E c’è chi pensa che l’idea del Fme sia semplicemente un “messaggio politico” per evitare speculazioni su un’Europa debole, nel momento in cui anche l’euro sembra in difficoltà.
Per il momento, il limite temporale di cui si vocifera per istituire il Fme – giugno 2010 – sembra già un’utopia.

Arriva il Fondo Monetario Europeo. Ma arriva?