Armi alla Turchia: nel 2018 l’export dell’Italia verso Ankara vale oltre 360 milioni 

Dal 2015 ad oggi  dal nostro Paese un miliardo in armi e materiale bellico.  Alcuni Stati hanno già deciso il divieto di esportazione come reazione all'offensiva di Erdogan contro i curdi

Cresce la preoccupazione della comunità internazionale, che guarda con attenzione agli sviluppi dell’offensiva delle forze armate turche che, al quinto giorno, ormai, di attacchi nel nord-est della Siria, hanno conquistato le città di Suluk e Tel Abyad, la più grande conquistata finora dall’esercito di Erdogan. Lo afferma l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Intanto, i media locali riferiscono che sarebbe stato colpito un convoglio sul quale viaggiavano giornalisti stranieri: ci sarebbero feriti e almeno un reporter ucciso e l’ONU alza il livello di allarme sottolineando come l’avanzata turca ha finora costretto 130mila persone a fuggire dalle proprie case, ma che “Ci stiamo addentrando in uno scenario in cui potrebbero esserci fino a 400mila sfollati”. 

Iniziano ad arrivare le prime reazioni europee. David Sassoli, presidente del parlamento europeo, ha detto al Forum Coldiretti di Cernobbio che la possibilità che il Parlamento europeo possa decidere sanzioni alla Turchia se non interromperà l’attacco in Siria “è oggetto di discussione e di riflessione anche in queste ore”. 

Nel frattempo, dopo l’Olanda, Norvegia e Finlandia, anche la Germania ha detto stop alle armi alla Turchia, come ha annunciato il Ministro degli Esteri Heiko Maas. Nel 2018 le esportazioni tedesche di armi in Turchia ammontavano a 243 milioni di euro, un terzo del totale delle esportazioni di armi.

Anche Parigi ha deciso di “sospendere qualsiasi progetto di esportazione verso la Turchia di materiale da guerra che potrebbe essere utilizzato nell’offensiva in Siria”. Lo ha comunicato il Quai d’Orsay, precisando che “la decisione ha effetto immediato”.

E l’Italia? – Il premier Conte e il ministro degli Esteri Di Maio hanno più volte ribadito che “l’Europa deve parlare con una voce sola: non può farsi ricattare”. “Lunedì al consiglio Ue dei ministri degli Esteri, come governo, chiederemo che tutta l’Ue blocchi la vendita“, ha assicurato il leader pentastellato nelle scorse ore. Sulla stessa linea si era espresso anche il segretario Pd, Nicola Zingaretti: “Bisogna fermare l’invasione da parte della Turchia, siamo al fianco del popolo curdo. Mobilitiamoci in tutte le città. Il governo italiano, oltre ai provvedimenti che sta adottando, valuti subito il blocco delle esportazione delle armi alla Turchia“.  

Una condanna reiterata ribadita anche in una nota ufficiale rilasciata da Palazzo Chigi: “Il Governo italiano è convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano”, che ribadisce la necessità di un intervento compatto, piuttosto che dei singoli Paesi. 

VENDITA ARMI, QUANTO VALE L’EXPORT DELL’ITALIA VERSO ANKARA? – Resta il fatto che il Ministero degli Esteri ha autorizzato nel 2018 la vendita di armi alla Turchia per oltre 360 milioni di euro, in forte e costante crescita rispetto ai 266,1 milioni di euro del 2017 ed ai 133,4 del 2016. Al paese di Erdogan sono stati inviati sistemi d’arma, munizioni, bombe, siluri, missili, apparecchiature per la direzione del tiro, aerei, apparecchiature elettroniche, corazzature, equipaggiamenti di protezione, per la visione d’immagini, pezzi fusi e semilavorati, tecnologia per la produzione e sviluppo, software.  Numeri alla mano, la Turchia è il terzo Paese al mondo verso cui l’Italia esporta armi e materiali d’armamento, dopo Qatar e Pakistan.  

Una cifra che cresce, ovviamente, se si prende in esame un periodo di tempo più esteso: “Negli ultimi quattro anni l’Italia, infatti, ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro” ,sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo. 

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