L’Arabia Saudita vuole entrare nel CDA del Teatro alla Scala

Fa ancora discutere la proposta di investimento di 15 milioni avanzata dal Governo Saudita al Teatro alla Scala

La proposta di investimento avanzata dal Governo dell’Arabia Saudita, pronto a versare 15 milioni di euro al Teatro alla Scala di Milano, continua a far discutere.

Lo scorso 8 marzo è avvenuto un incontro tra Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia e il sovrintendente del Teatro alla Scala, Alexander Pereira, voluto da quest’ultimo, per chiarimenti sulla proposta economica avanzata dai sauditi.

Secondo il Sindaco di Milano Beppe Sala, che è anche presidente del CDA del teatro milanese, non si possono fare previsioni prima della riunione del Consiglio di Amministrazione del 18 marzo, probabilmente per mancanza di compattezza su questa questione.

La proposta mossa dal principe Badr bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al Saud, ministro della cultura e vicino all’erede al trono Mohamed bin Salman, prevede 15 milioni da destinare al teatro oltre ad un altro investimento volto all’istituzione di un conservatorio e scuola di balletto per bambini, gestita dall’Accademia del teatro milanese in Arabia Saudita.

Inizialmente la presenza del del principe Badr alla prima della Scala, aveva fatto pensare a un semplice accordo di collaborazione culturale,  in particolare a una tappa del tour dell’Orchestra nella capitale saudita Riyad.

A febbraio, invece, è stata ufficializzata l’offerta del ministro saudita all’austriaco Pereira, decisamente più ambiziosa. Il Governo saudita infatti, è pronto a versare 3 milioni di euro l’anno per 5 anni, per diventare uno dei finanziatori del Teatro, con un posto nel Consiglio di Amministrazione.

L’offerta è stata messa in dubbio solamente da un consigliere, ha fatto sapere il soprintendente, che ha suggerito di ricevere i fondi tramite la compagnia petrolifera Saudi Aramco, comunque controllata in toto dal governo, in modo da tutelare l’immagine del teatro.

Inaspettatamente uno dei sostenitori, che ha preso anche parte attiva all’accordo è Max Ferrari, consigliere regionale della Lega in Lombardia e ex direttore di Telepadania, oltre che collaboratore del presidente della regione Attilio Fontana e amico di Salvini.

Ferrari è da sempre vicino al Governo Saudita  e collaboratore di Arab News, il primo giornale in inglese del paese, con articoli che spesso trattano delle potenzialità di un’intesa con l’Italia.

Proprio lui ha organizzato la partecipazione del ministro saudita alla prima della Scala di dicembre e l’incontro con il suo omologo italiano, il ministro della Cultura, Umberto Bonisoli, vicino al Movimento 5 Stelle.

L’entità economica della proposta cambiato la situazione, infatti sia il sindaco Beppe Sala che il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, si sono esposti in maniera molto fredda, dichiarando di essere stati messi al corrente solamente di una proposta di accordo culturale tra i due paesi, invitando ad aspettare la decisione del Consiglio di Amministrazione.

Molti sono stati i politici contrari all’accordo in tutti gli schieramenti, dal parlamentare europeo Antonio Panzeri, alla deputata del PD Lia Quartapelle, eletta a Milano lo scorso 4 marzo che ha dichiarato: “Non può esserci alcuna collaborazione culturale con un paese che non dà alcuna garanzia sui diritti umani” .

Tra i sostenitori, invece, il critico d’arte Philippe Daverio che si è dichiarato favorevole, per evitare che i fondi vengano destinati ad un altro teatro europeo.

La Lega, nonostante l’appoggio di Max Ferrari all’operazione, ha deciso di presentare una mozione di sfiducia per chiedere le dimissioni di Pereira e un’interrogazione parlamentare per far venire a galla eventuali risvolti dell’accordo, come dichiarato in una nota da Alessandro Morelli, capogruppo del partito a Palazzo Marino.

Il sindaco Beppe Sala diplomaticamente ha dichiarato: “non vorrei che si passasse a buttare la croce addosso al sovrintendente, che si è mosso per trovare delle soluzioni”, richiamando i consiglieri del CDA al silenzio fino alla decisione definitiva.

L’accordo con l’Arabia Saudita si pone in un momento delicato, dato che a breve si dovrà discutere il rinnovo del mandato di Pereira, che scade nel 2020. Il sovrintendente a suo favore ha ricordato, come i soldi versati dall’Arabia Saudita sarebbero poca cosa rispetto ai 27 milioni che il teatro riceve dai privati.

La violazione dei diritti umani in Arabia Saudita è in continuo peggioramento, come sostenuto da Amnesty International.
La trattativa per la Scala sembra riaprire le discussioni scatenate dall’accordo con il governo di Riyad per la partita di Supercoppa italiana giocata allo stadio Città dello Sport Re Abd Allah di Gedda, lo scorso 16 gennaio e quelle che seguiranno.

Secondo l’attivista e blogger Omaima al Najjar, in asilo politico in Italia, l’investimento saudita sarebbe “una mossa disperata” per “ripulire” l’immagine del paese accusato diverse volte di violazione dei diritti umani.

Non resta che aspettare la riunione del consiglio di amministrazione del 18 marzo, anche se, viste le insistenti polemiche, si potrebbe arrivare ad una riunione straordinaria nella prossima settimana.

L’Arabia Saudita vuole entrare nel CDA del Teatro alla Scala