Anatocismo, ecco come il milleproroghe cerca di salvare le banche

Cos'è l'anatocismo e perché il decreto milleproroghe minaccia il diritto dei correntisti al rimborso di vecchi interessi non liquidati

Nelle pieghe del decreto milleproroghe, infilato nel maxiemendamento del governo, spunta una bella norma “salva-banche”. Una norma “nascosta” nel tecnicismo della materia: si parla di “anatocismo” e di decorrenza di termini per il ricorso, roba che non invoglia a capirci di più. Ma si tratta in realtà di un modo per togliere a molti correntisti il diritto a richiedere somme arretrate che spettano loro per legge. Messa così, forse, la questione merita di essere approfondita.

Innanzitutto bisogna capire che cosa si intende per “anatocismo“. Questo oscuro termine indica una delle prassi più utilizzate fino a qualche qualche tempo fa dalle banche a proprio vantaggio e a danno dei clienti. Si tratta in realtà del calcolo degli interessi sugli interessi. Secondo la legge (art. 1283 del Codice civile) questo calcolo è ammissibile solo dopo la scadenza degli interessi e cioè, nel caso di un conto corrente bancario, a chiusura d’anno. Le banche invece si attenevano scrupolosamente a questa norma solo quando erano loro a dover pagare gli interessi al cliente (interesse attivo). Quando invece il conto del cliente era in rosso e la banca diventava creditrice (interesse passivo), il calcolo avveniva con cadenza trimestrale, cioè a marzo, giugno, settembre e dicembre.

Interessi sugli interessi, ecco il “trucco” delle banche

Anche senza addentrarsi nella complicata tecnica bancaria, è facile intuire il trucco: l’interesse calcolato ogni trimestre si sommava allo “scoperto” del cliente e il trimestre successivo lo stesso interesse veniva calcolato su un importo maggiore (capitale + interesse del trimestre precedente). Un esempio per chiarire meglio il concetto:

  Scoperto sul conto corrente (per un anno): € 1.000
  Interesse passivo (annuo): 8%

Senza anatocismo a fine anno il cliente deve pagare un interesse di 80 euro (8% di 1.000).

Calcolando gli interessi passivi ogni trimestre e applicando l’anatocismo, invece, il correntista si trova a pagare gli interessi così calcolati:

  1° trimestre: 8% di 1.000 / 4  = € 20
  2° trimestre (i 20 euro di interesse del 1° trimestre si sommano al capitale):  8% di 1.020 / 4 =  € 20,40
  3° trimestre: 8% di 1.040,40 / 4 = € 20,81
  4° trimestre: 8% di 1.061,21 / 4 = € 21.22
  Interesse totale annuo: € 82,43.

Se si applicano i due metodi di calcolo a importi molto più alti (ad esempio i mutui) si capisce  che la differenza può essere pesante.

Tagliato il diritto al rimborso

Torniamo alla norma che sta per essere votata e che ha già scatenato le proteste di molte associazioni dei consumatori. L’emendamento del governo anticipa (cosa già di per sé contraddittoria in una legge che si chiama milleproroghe…) i termini di scadenza del ricorso che il cliente può fare verso la banca per ottenere la restituzione di interessi che non doveva pagare (o meglio che la banca doveva liquidare a lui ma non l’ha fatto). Una sentenza della Cassazione di pochi mesi fa ha ribadito definitivamente che si può fare causa alle banche per la restituzione degli interessi illegittimi entro 10 anni dalla chiusura del conto.

La nuova norma conferma il termine di 10 anni ma cambia la data di inizio: non più dalla chiusura del conto ma dal giorno di registrazione contabile dell’addebito illegittimo. Fa una bella differenza. Bisogna tenere presente, infatti, che la pratica degli interessi anatocistici è stata vietata da una legge del 2000, quindi di fatto le banche hanno smesso di addebitarli da allora. Supponiamo di aver aperto un conto corrente nel 1995 e di chiuderlo oggi:

  se il termine per il ricorso decorre dalla chiusura – come vuole la Cassazione – abbiamo tempo fino al 2021 per richiedere il rimborso di quanto ci spettava anche nei 5 anni precedenti al 2000;

  se invece il termine decorre dall’ultima registrazione contabile degli interessi illeciti – come vuole l’emendamento del governo – il termine è già scaduto e noi possiamo salutare definitivamente i 5 anni di interessi che la banca ha incassato o non ci ha liquidato. (A.D.M.)

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