Alitalia deve volare e poi si vedrà. Prestito ponte stasera in CdM

Il caso Alitalia resta in primo piano, mentre si stringono i tempi per la concessione del prestito ponte da 400 milioni di euro, resosi necessario dopo il flop delle trattative volte alla formazione della Newco. Fallimento determinato dalle esitazioni di Delta Air Lines, dalla disponibilità di Lufthansa ad una partnership solo commerciale (non in equity) e dall’abbandono di Atlantia  alla prese con l’altro capitolo delle concessioni autostradali.

E così il MISE ha esteso l’incarico dei tre Commissari – Paleari, Discepolo e Laghi – che dovranno studiare un piano di rilancio ed il vertice di governo di ieri sera ha definito l’accordo per la concessione di un “salvagente” che garantisca la continuità aziendale della compagnia aerea, senza scontrarsi con le regole europee sugli aiuti di Stato.

CHI HA SBAGLIATO PAGHI – “Su Alitalia siamo tutti d’accordo che vada fatta una norma che permetta alla struttura commissariale di utilizzare il prestito ponte”, ha confermato il leader M5S Luigi Di Maio, aggiungendo “E’ arrivato il momento anche di fare un’azione di responsabilità sugli amministratori. Quando è che decideremo con un’azione di responsabilità chi è che ha causato i danni a Alitalia e facciamo pagare con il proprio patrimonio un po’ di ad che l’hanno utilizzata come bancomat?”.

IL PRESTITO STASERA IN CDM – Il nuovo prestito sarà sbloccato da un decreto ad hoc, sul tavolo del Consiglio dei Ministri già stasera, ma verrà prima esaminato dai tecnici nel pre-consiglio.

UN DEBITO CHE VA AUMENTANDO – Il prestito “ponte” ha un valore di 400 milioni, già inseriti nel Decreto Fiscale in via cautelativa, una durata di 6 mesi ed è a titolo oneroso, quest’ultimo aspetto rilevante per fugare i dubbi che possa trattarsi di un aiuto di Stato e venir bocciato da Bruxelles. Queste risorse andranno ad aggiungersi ai 900 milioni già concessi nel 2017, portando il debito complessivo di Alitalia nei confronti dello Stato a 1,3 miliardi di euro, più gli interessi che saranno pagati sul nuovo prestito.

LA CASSA PIANGE –  Il prestito è indispensabile per garantire la continuità della compagnia e non lasciare a terra aerei ed equipaggio, che costano un milione al giorno. In cassa al 31 ottobre erano rimasti solo 315 milioni, ben pochi per garantirne la normale operatività.

MA LA COMPAGNIA NON PUO’ RESTARE A TERRA – Il nuovo prestito è certamente un sacrificio per gli italiani e per lo Stato, che già con il precedente sostegno finanziario aveva titolarità ad entrare nel capitale della Nuova Alitalia con una quota del 15%. Ma si tratta di uno sforzo necessario, perché Alitalia non può non volare: è una garanzia per la mobilità del Paese, per i 12 milioni di italiani che ogni anno si spostano sulle rotte nazionali, oltre alle merci, e per il PIL italiano che verrebbe pesantemente intaccato da uno stop all’ex compagnia di bandiera.

SINDACATI SULLE BARRICATE – Frattanto i sindacati restano sulle barricate, perché è chiaro ormai a tutti che la vera partita si giocherà sul taglio dei costi. E quale miglior risparmio se non quello derivante da un taglio della forza lavoro? Gli esuberi sembrano sempre più un via obbligata per i tre commissari alle prese con la ristrutturazione ed il rilancio.

LA NAZIONALIZZAZIONE NON è ESCLUSA, LO SPEZZATINO SI’ – Se il cosiddetto “spezzatino”, cioè lo smembramento in parti ed il salvataggio delle più profittevoli, è coralmente escluso, il capitolo nazionalizzazione resta una possibilità se non si concretizzerà un interesse concreto di soggetti interessati a scommettere sulla compagnia. Nazionalizzazione temporanea – ha spiegato il Ministro dello Sviluppo Patuelli – finalizzata al rilancio e poi ad una successiva vendita.

 

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