Al via il PIL ‘criminale’: con droga e contrabbando cambiano le stime

I dati sull'economia illegale faranno crescere il nostro PIL. Italia "locomotiva" d'Europa? Ma c'è chi dice "Quanto maggiore la quota di PIL criminale tanto più fragile è l'economia del paese"

Ammonterebbe a 30 miliardi il repentino arricchimento del Prodotto Interno Lordo italiano. Un balzo del PIL tra +1 e +2% secondo le previsioni di Eurostat, incremento che gli esperti considerano ‘sottostimato’.

L’ECONOMIA CRIMINALE NEL PIL
A cambiare a partire da ottobre è la ‘ricetta’ stabilita dalle linee guida europee che serve a cucinare uno dei più rilevanti indicatori macroeconomici: la nuova versione delle regole di contabilità del Sistema dei conti nazionale dovrà comprendere anche le attività illegali. Nella fattispecie: droga, contrabbando, prostituzione. Il "sommerso", l’economia in nero di Evadolandia per intenderci, aveva già fatto il suo ingresso nel computo del Pil a fine anni ’80.

La nuova metodologia di stima della dimensione economica di un Paese è già stata adottata da Francia, Regno Unito e Olanda, che hanno provveduto a rivalutare il loro Pil, con risultati notevoli: +3,2% per i francesi, +4% per gli inglesi, addirittura +7,5% per gli olandesi. I tedeschi lo hanno appena inaugurato in questo mese.

Piaccia o no, l’economia criminale entra nelle stime dei conti: la dimensione morale non è una variabile economica e si tratta di attività (stimate) che "producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico".

LE OBIEZIONI
C’è chi ha già preparato lo champagne per brindare alla nuova locomotiva d’europa in versione tricolore. Ma non mancano critiche e perplessità. Citiamo Marcella Esposito su Vita.it.

Se, oltre all’economia “sommersa”, si include anche (una stima) di una certa economia “criminale” all’interno del PIL,  si rischia invece di compiere un vero e proprio errore di logica economica. Se il “sommerso” potrà emergere con una più efficiente lotta all’evasione, con una legislazione fiscale più semplice, l’economia “criminale”, invece, non potrà mai emergere. […]
L’obiettivo è quello di azzerarla perché il nostro comune sentire ha decretato che tali attività sono dannose e distruggono capitale umano, sociale ed economico. E, a causa di ciò, anche le attività lecite che dipendono dall’economia "criminale" sono a rischio.
Quanto maggiore la quota di PIL criminale tanto più fragile è l’economia del paese. […]. La stima dell’economia criminale dovrebbe invece entrare nel calcolo del PIL con un peso negativo.

IL GOVERNO CAMBIA LE SCADENZE
L’Istat ha previsto la presentazione dei nuovi conti nazionali per il 22 settembre.
Troppo tardi per il governo, che se avesse presentato la nota di aggiornamento del Def (il Documento di economia e finanza) entro i tempi previsti (20 settembre) sarebbe uscito con un documento "vecchio". Da qui la proroga al primo ottobre (il Def) e dopo 15 giorni la legge di Stabilità.  

 

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