Affitti e Airbnb, salta la stretta: ma il Governo lavora alla riforma

È stato ritirato l'emendamento al decreto Milleproroghe a firma Pd, che avrebbe imposto limiti non indifferenti agli affitti brevi, e, dunque, anche a Airbnb

Niente stretta sugli affitti brevi, almeno per ora. È stato ritirato l’emendamento al decreto Milleproroghe a firma Pd, che avrebbe imposto limiti non indifferenti agli affitti brevi, e, dunque, anche a Airbnb.

Cosa prevedeva l’emendamento Pd

La piattaforma di affitti veloci più famosa al mondo conta, solo in Italia, circa 460mila appartamenti in affitto e un business da 5,4 miliardi, e da un po’ di tempo Airbnb è nel mirino del Fisco per via dell’alto rischio evasione. L’emendamento Pd, a firma di Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgio, prevedeva la possibilità per i Comuni di creare una licenza ad hoc per gli affitti brevi, in numero limitato, fissando anche un limite di durata delle locazioni.

Nel dettaglio, veniva prevista la possibilità per i Comuni di stilare un regolamento che si occupasse degli affitti lampo o di breve durata, seguendo due criteri: da un lato subordinando l’attività di locazione di breve periodo di alloggi per uso turistico al rilascio di una licenza comunale, stabilendo annualmente il numero di licenze a disposizione e i criteri di assegnazione, cioè un tetto da rispettare.

Dall’altro, il regolamento comunale avrebbe dovuto stabilire un limite di durata delle locazioni in un anno solare, differenziandolo anche in relazione alle esigenze delle zone del territorio, con particolare attenzione ai centri storici e le aree di interesse culturale e artistico.

Non solo. L’emendamento avrebbe introdotto anche una novità per i privati cittadini che affittano più di tre stanze, anche in alloggi diversi. Questi locatari avrebbero dovuto dimostrare di non svolgere l’attività di locazione con “professionalità” e “organizzazione”, per non essere considerati professionisti del settore e quindi essere obbligati ad aprire la partita IVA.

Perché è stato ritirato l’emendamento

Niente di fatto, almeno per il momento. Sia per l’opposizione interna alla maggioranza, con il “no” di Italia Viva, sia per quella delle associazioni del settore, l’emendamento è stato ritirato.

Il Governo starebbe lavorando proprio in questi giorni a una riforma complessiva della materia degli affitti brevi, impegnandosi – ha chiarito il primo firmatario dell’emendamento Pd Nicola Pellicani – a riprendere i contenuti dell’emendamento all’interno del collegato alla Legge di Bilancio sul turismo, una proposta di legge che i vari ministri hanno facoltà di presentare dopo l’approvazione del Bilancio entro il 31 gennaio 2020. “Il testo arriverà in Parlamento a giorni e sarà discusso a strettissimo giro. Un primo traguardo è stato raggiunto” assicura Pellicani.

Quale futuro per gli affitti brevi

“La problematica delle locazioni brevi è calda ed è venuto il momento di trovare delle soluzioni”, dichiara Sara Moretto, capogruppo di Italia Viva in Commissione Attività produttive alla Camera.

La soluzione per IV? Coniugare il monitoraggio necessario a contrastare evasione fiscale e abusivismo con un approccio che tenga conto delle nuove frontiere dell’accoglienza e di un asset sempre più strategico per il nostro Paese come il turismo. “Per questo, siamo contrari all’ipotesi di affidare ai comuni il rilascio delle licenze, scongiurando il rischio di nuovi balzelli o aumentare il soffocamento dovuto all’iperburocrazia. Siamo invece favorevoli a fare chiarezza sui criteri per definire quando un’attività di locazione diventa imprenditoriale”.

Posizione simile per il Movimento Cinque Stelle, che si è detto “fortemente intenzionato a riformare il settore dell’ospitalità. Auspichiamo di poterlo fare già nel collegato del turismo che arriverà a breve”.

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