Come cambia il finanziamento ai partiti. Introdotto il 2 per mille

Abolito, o meglio riformato, il sistema di finanziamento ai partiti. Due per mille, tetti e detrazioni. Cosa cambia

Con un "cinguettio" il premier Enrico Letta ha annunciato l’abolizione dei finanziamenti ai partiti.  La notizia infatti è trapelata cvia Twitter, mentre il Consiglio dei ministri era ancora in svolgimento.

Il decreto legge approvato in prima lettura alla Camera e ora all’esame del Senato affida alla scelta dei cittadini di destinare il due per mille dell’Irpef al partito di riferimento e introduce gli sconti fiscali per la contribuzione volontaria.

L’INCOGNITA DELL’INOPTATO
L’eventuale e possibile scelta inespessa del conribuente (l’inoptato) porterà la quota del 2 per mille allo Stato. Rimane da chiarire se la quota dell’inoptato sarà destinata comunque ai partiti, come si legge nel testo di legge  "in proporzione delle scelte espresse", sul modello del già controverso otto per mille.
E nel caso, a quanto potrà corrispondere l’ammontare della quota di risorse che verrà individuata "nei limiti di cui al comma 4". Ovvero, quale cifra sostituirà le incognite della bozza del ddl, ove si legge "Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di XXX milioni di euro a decorrere dal 2014".

TETTI E DETRAZIONI PER LE DONAZIONI PRIVATE
In base al testo approvato, un privato che vorrà sostenere un partito politico non potrà donare più di 300mila euro l’anno (che diventano 200mila per soggetti diversi da persone fisiche) e godrà di detrazioni al 37% tra i 30 euro e i 20mila euro e al 26% tra i 20mila e i 70mila euro. Le spese per l’iscrizione a scuole o corsi di formazione politica saranno detraibili al 75% fino a un massimo di 750 euro l’anno. I partiti potranno raccogliere fondi anche con gli sms o con altre applicazioni da telefoni. E’ inoltre prevista anche una penalizzazione sui contributi per i partiti che non promuovono le quote rosa nelle loro liste.

Ma il plenum dei ministri non si ferma qui: "E una è andata: abolito finanziamento pubblico dei partiti! Ora avanti con la riduzione del numero dei parlamentari", cinguetta Gaetano Quagliariello del Nuovo Centrodestra.

LE POLEMICHE
Ma siccome il taglio dei finanziamenti ai partiti è un cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, la reazione di Grillo è stata netta: "Per rinunciare ai finanziamenti pubblici è sufficiente non prenderli come ha fatto il M5s", ha scritto il comico genovese, che ha intimato al premier di restituire ora "45 milioni di euro di rimborsi elettorali del Pd a iniziare da quelli di luglio". Insomma, "il decreto legge di Letta è l’ennesima presa per il culo". Ma il decreto, seppure per ragioni opposte, non convince nemmeno Forza Italia: è "un grave errore" secondo Altero Matteoli, una iniziativa dei "furbetti del governino" per il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, addirittura un provvedimento "contra personam", cioè contro Silvio Berlusconi, secondo Sandro Bondi, perché "pone dei limiti al finanziamento volontario da patte dei cittadini". Soddisfatto, invece, il senatore del Pd Andrea Marcucci, renziano di ferro, che attribuisce il merito della scelta del Governo al neo segretario del Pd Matteo Renzi, "che ha impresso anche all’esecutivo il ritmo giusto".

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