A.E. Pritchard: “Euro inferno senza fine. Prevedo un futuro terribile”

Il 'columnist' del Telegraph svela anche un fatto inedito sulla svolta di Mario Draghi del 2012

Tra i vari organi d’informazione economica il ‘Telegraph‘ è di quelli che sostengono da tempo posizioni, se non euro-scettiche, quantomeno euro-critiche. Dopo aver già ‘consigliato’ all’Italia l’uscita dall’Euro zona nei mesi scorsi, il quotidiano britannico torna a sparare ad alzo zero sulla moneta unica. In realtà è uno dei suoi più autorevoli ‘columnist’, A.E. Pritchard, a ribadire la propria vena fortemente critica verso l’esistenza stessa della moneta unica, in una intervista a L’AntiDiplomatico.
 
AUSTERITA’ KILLER – Pritchard si è soffermato sulla situazione difficile di paesi come l’Italia e il resto del Sud Europa, sostenendo che l’impennata della disoccupazione giovanile al 46% e il crollo del pil nominale (-20% dall’inizio della crisi) sarebbero conseguenza del fallimento delle politiche della UE. Nel Regno Unito e negli USA, spiega, accanto alle politiche fiscali restrittive sono state perseguite politiche monetarie molto espansive. Al contrario, in Europa si sono avute solo politiche restrittive, sia in campo fiscale che in campo monetario.
 
LA CURA? L’INFLAZIONE – Pritchard non si spiega perché la BCE non stia adempiendo al suo dovere nel perseguire l’obiettivo di un’inflazione vicina al 2%, permettendo al contrario che alcuni paesi come l’Italia restino a ridosso di un’inflazione zero. E chiarisce con qualche cifra il disastro di questa scelta, dal suo punto di vista: ogni punto di inflazione in meno comporta la certezza matematica per l’Italia di dovere migliorare i conti pubblici dell’1,3% del pil. Se l’Italia avesse un’inflazione al 2%, anziché quasi dello 0%, avrebbe un rapporto tra debito e pil più basso del 2,6% all’anno. Per il giornalista sarebbe dunque necessario che Spagna e Italia avessero per diversi anni un’inflazione sopra il 2%.
 
DRAGHI, LA BCE E LA GERMANIA – Pritchard ha anche raccontato una confidenza fattagli da un alto funzionario del ministero dell’Economia tedesco nel 2012, quando Draghi formulò il famoso discorso in cui dichiarò che la Bce avrebbe fatto "qualunque cosa" per salvare l’Europa dal naufragio. Il funzionario gli avrebbe ricordato che nella Bce nulla si muove senza il consenso della Germania, e quindi Draghi disse e fece esattamente ciò che la Merkel gli permise di dire e di fare.
 
PESSIMISMO – Pritchard non vede alcuno sbocco per la crisi dell’euro: la Germania non accetterà mai politiche inflazionistiche, mentre il Sud Europa è attraversato da un’imponente crescita di partiti anti-euro (vedi Marine Le Pen in Francia), che chiedono che i cittadini dei loro paesi smettano di patire le sofferenze imposte da Bruxelles, uscendo dall’Eurozona. In alternativa, secondo il giornalista, tali paesi potrebbero coordinarsi per evitare di uscire dall’Area Euro, cambiando l’impostazione delle politiche europee. In questo caso, però, a sbattere la porta sarebbe la Germania, che non rimarrebbe un secondo in più nell’Eurozona. Il guaio, secondo Pritchard, è che queste divergenze non potranno mai essere ricomposte. La crisi nel Sud Europa continuerà e si aggraverà e per le nuove generazioni ci sarà un futuro terribile ad attenderle. Il rischio più grande, conclude, è che l’euro possa sopravvivere ancora altri 5 anni.
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