Invasione delle vespe orientalis: cause e rischi per l’uomo

Simile al calabrone, la vespa orientalis è più aggressiva e velenosa e può causare seri problemi alla salute umana: ecco come riconoscerla

Roma vive ancora una volta una grave emergenza, quella dei rifiuti per strada che stanno provocando parecchi disagi alla città e a tutti i cittadini. Le strade sporche, oltre a non essere un bel vedere e una cartolina pessima per tutti i turisti che visitano ogni giorno la Città Eterna, non fanno altro che richiamare animali di diverse specie che invadono la Capitale quasi come fosse normale.

Dopo cinghiali e topi, animali sempre più visti in giro per Roma, dal capoluogo del Lazio arriva la segnalazione di un’altra specie molto pericolosa attirata dall’immondizia: la vespa Orientalis.

Vespa Orientalis attirata dai rifiuti della Capitale

Come sottolineato dall’etologo e zoofilo naturalista Andrea Lunerti, intervistato da La Repubblica, la vespa orientalis è una specie che è presente in Italia da anni. Le prime segnalazioni, addirittura, sono dei primi anni Cinquanta per un vespide simile al calabrone. La folta presenza dell’imenottero è stata segnalata con insistenza nelle ultime ore nel quartiere Monteverde, lo stesso del sindaco della Capitale Roberto Gualtieri.

L’esperto, infatti, è stato chiamato da un condominio invaso da questa specie che, come riferito, si è moltiplicato grazie all’habitat favorevole: “È solita nutrirsi di rifiuti organici e in putrefazione come un avanzo di carne. E come cinghiali o topi anche la Orientalis può essere attirata dall’immondizia“. Lunerti, approfittando della segnalazione, ha prelevato una regina e tre vespe operaie per censire la specie a Roma.

La segnalazione di Monteverde, ovviamente, richiama l’attenzione sulla raccolta dei rifiuti deficitaria nella Capitale, col sindaco Gualtieri che aveva promesso di poter far fronte all’emergenza nel giro di poche settimane. Roma, tra l’altro, non è l’unica città italiana invasa da animali, in quanto negli scorsi giorni sono arrivate numerose segnalazioni di una vera e propria emergenza blatte al Sud tra Foggia, Bari, Napoli, Salerno e alcune città della Sicilia.

Come riconoscerla e i rischi per l’uomo

La vespa Orientalis può essere facilmente scambiata per un comune calabrone, ma ha delle caratteristiche specifiche che la rendono ben diversa e, soprattutto, più pericolosa. Le modalità di nidificazione sono le stesse, ma è “l’orario di lavoro” che cambia. Alcuni ricercatori, infatti, studiando le bande gialle dell’addome della vespa, si sono resi conto di un pigmento particolare chiamato xantopterina che ha la capacità di assorbire energia solare e rendere “attive” le vespe. A differenza dei calabroni, le Orientalis preferiscono quindi uscire dal loro nido nelle ore calde del primo pomeriggio.

Per riconoscerle, poi, bisogna guardarle attentamente in quanto ha una tinta rossiccia uniforme spezzata soltanto, come abbiamo detto, dal colore giallo della banda presente nell’addome e da una macchia sulla testa.

A far preoccupare, rispetto alle normali vespe e ai calabroni che sono presenti in tutta Italia, è la sua aggressività. La vespa Orientalis, secondo quanto riferito a La Repubblica dall’etologo e zoofilo naturalista Andrea Lunerti, ha infatti una capacità di pungere molto elevata e, secondo gli esperti, è un imenottero capace di infliggere punture e morsi multipli molto dolorosi. Hanno poi la capacità di orientare parzialmente il pungiglione in maniera tale da pungere anche lateralmente rispetto al loro corpo e il veleno è epatotossico (può provocare danni al fegato) ed emolitico.

Cosa fare in caso di puntura

I consigli degli esperti, in caso di puntura da vespa Orientalis, sono quelli tipici di una puntura subita da un calabrone. Infatti, dopo la puntura è bene:

  • rimuovere immediatamente il pungiglione se rimasto conficcato nella cute;
  • applicare ghiaccio sulla parte interessata;
  • chiamare i soccorsi se, dopo qualche minuto, si avvertono sintomi come orticaria, vertigini o difficoltà di respiro.

Le vespe Orientalis sono solo l’ultimo dei casi, come detto, di animali che invadono le città a causa di condizioni a loro favorevoli. Di recente, come vi abbiamo raccontato, a causa della siccità alcune Regioni hanno dovuto fare i conti con le cavallette.