Covid, scoperto un farmaco che può rivoluzionare tutto

Scoperto un farmaco (usato per altro) che riduce del 55% il rischio di morte nei pazienti ricoverati per Covid, anche nei casi più gravi: potrebbe rivoluzionare tutto

È stato scoperto un farmaco che riduce del 55% il rischio di morte nei pazienti ricoverati per Covid. Usato per altro, sarebbe inoltre in grado di agire anche sulle infezioni avanzate, per questo potrebbe rivoluzionare per sempre la cura dei pazienti positivi al Sars-Cov-2.

Covid, il farmaco (sperimentale) che potrebbe rivoluzionare tutto

La sabizabulina, farmaco sperimentale inizialmente sviluppato per combattere il cancro, ha ridotto della metà il rischio di morte nelle persone ricoverate in ospedale per Covid. Lo studio che mostra i risultati relativi a questo tipo di cura (consultabile qui) è stato pubblicato martedì 5 luglio, quindi si tratta di una scoperta recente.

In passato già in altre occasioni i medici avevano provato a estendere determinati trattamenti (come per esempio il fenofibrato, di cui vi avevamo parlato qui), alla cura del Sars-Cov-2, ma la sabizabulina sembra essere più efficace di altri farmaci, anche quelli che sono stati già autorizzati per i pazienti gravemente malati di Covid. Per questo motivo Veru, l’azienda di Miami che ha sviluppato il farmaco, ha chiesto alla Food and Drug Administration statunitense un’autorizzazione di emergenza al suo utilizzo.

Se la verifica dovesse andare al buon fine, il farmaco di andrebbe ad aggiungere a quelli già utilizzati dal personale sanitario nella cura dei pazienti ricoverati, aumentando in questo modo le possibilità di ripresa e riducendo il rischio di morte di circa il 55%, proprio come i dati dello studio riportano.

Sabizabulina, cosa sappiamo sul farmaco per la cura del cancro che potrebbe ridurre il rischio di morte nei pazienti Covid

La sabizabulina è un farmaco che è stato originariamente sviluppato dai ricercatori dell’Università del Tennessee per combattere il cancro. È in grado di impedire alle cellule di costruire microtubuli, cavi molecolari critici che trasportano il materiale da una parte all’altra dell’interno della cellula. Perché le cellule tumorali a crescita rapida dipendono dai microtubuli per la loro rapida crescita.

Due anni fa, i ricercatori di Veru hanno provato a utilizzare la sabizabulina contro il Sars-Cov-2, perché sospettavano che il farmaco potesse impedire la replicazione virale, che dipende dalla rete di microtubuli per riunire i pezzi di nuovi virus. Gli stessi hanno poi ipotizzato che il farmaco avrebbe aiutato i pazienti Covid a combattere l’infiammazione polmonare potenzialmente pericolosa per la vita, e utilizzando hanno registrato una risposta immunitaria, che inizia quando le cellule riconoscono di essere infette e rilasciano proteine come segnale di allarme nell’ambiente circostante.

All’inizio del 2020, i ricercatori dell’Health Science Center dell’Università del Tennessee hanno scoperto che la sabizabulina ha attenuato questi segnali di allarme nelle cellule del topo. Pochi mesi dopo, Veru ha iniziato a testare il farmaco, assunto sotto forma di pillola, nelle persone.

Nel maggio 2021 è passato a un processo in fase avanzata, fino ad arrivare alla richiesta formale di approvazione.

Nell’ultimo studio, 134 volontari hanno ricevuto sabizabulina e 70 un placebo. Secondo alcuni esperti, il numero delle persone coinvolte sarebbe insufficiente per arrivare a una conclusione più che sicura, poiché si dovrebbe fare affidamento su maggiori numeri. Tuttavia, nel corso di questa sperimentazione durata 60 giorni, i tassi di mortalità dei due gruppi sono stati significativamente diversi: il 45,1% del gruppo placebo è morto rispetto a solo il 20,2% di coloro che hanno ricevuto il nuovo farmaco. Questa differenza si è tradotta in una riduzione pari al 55,2% del rischio di morte.

Numerosi farmaci antivirali si sono dimostrati efficaci nel ridurre i ricoveri dei pazienti positivi al Covid, ma solo se somministrati all’inizio della malattia. Paxlovid, ad esempio, può ridurre di circa il 90% il rischio di ricovero per le persone non vaccinate e con fattori di rischio. La sabizabulina, se approvata in uso emergenziale, potrebbe davvero rappresentare la svolta perché potrebbe essere usata sui pazienti ospedalizzati, quelli su cui il virus ha già fatto il suo corso da diverso tempo e che sono in uno stato più avanzato della malattia.