Covid, effetti anche dopo anni: quali sono i sintomi e quanto durano

Uno studio cinese svela i dati del follow-up più lungo mai condotto sul virus. Le analisi hanno riguardato oltre mille pazienti che hanno contratto il virus nel 2020

Se da un lato la fine dell’emergenza sanitaria in Italia non ha placato i timori d’infezione in grosse fette della popolazione, dall’altro non ha certo tolto slancio alla ricerca sul Covid. Alcuni studi sembrano non offrire però ottime prospettive.

Un gruppo di scienziati cinesi ha infatti scoperto e analizzato gli effetti del cosiddetto “Long Covid” sui polmoni, concentrandosi sui sintomi che si ripresentano nei soggetti guariti dalla malattia anche a distanza di anni (qui parliamo del segreto degli asintomatici: cosa è stato scoperto).

Sintomi anni dopo la guarigione: cosa dice lo studio

Due anni dopo l’infezione da Covid-19, più della metà dei pazienti (il 55%) che all’epoca vennero ricoverati in ospedale presenta ancora almeno un sintomo della malattia che ha sconvolto il mondo. È questo il succo dello studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Respiratory Medicine, per il quale un team di ricercatori ha monitorato e tenuto sotto controllo oltre un migliaio di pazienti che, nella prima fase della pandemia nel 2020, avevano contratto il coronavirus.

L’età media dei partecipanti allo studio, con il follow-up più lungo condotta finora, è di 57 anni. Si tratta di 1.192 pazienti con Covid-19 acuto trattati al Jin Yin-tan Hospital di Wuhan, in Cina, tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020. Le valutazioni sul loro stato di salute hanno seguito scadenze di ricerca a sei mesi, 12 mesi e due anni. Sebbene la salute generale presenti miglioramenti nel tempo, il report evidenzia che i pazienti Covid versano tuttavia in condizioni di vita peggiori rispetto alla media della popolazione (i pazienti con fibrosi polmonare idiopatica rischiano grosso con il vaccino anti Covid: ecco perché).

Il ritorno dei sintomi, ecco quali

In generale, dopo due anni, i pazienti Long Covid presentano ancora almeno un sintomo della malattia, tra cui affaticamento, mancanza di respiro e difficoltà di sonno. Stanchezza o debolezza muscolare sono stati nello specifico i sintomi più frequentemente riportati, e sono scesi dal 52% a sei mesi al 30% a due anni.

Indipendentemente dalla gravità della malattia iniziale, dopo due anni l’89% dei partecipanti era tornato al lavoro che svolgeva prima. Nel dettaglio, il 31% ha segnalato affaticamento o debolezza muscolare e un altro 31% difficoltà di sonno. Il confronto con chi non si è ammalato di Covid e ne ha comunque segnalato questi due sintomi è interessante: rispettivamente del 5 e del 14%. I pazienti infettati dal virus hanno inoltre maggiori probabilità di riportare una serie di altri disturbi, tra cui dolori articolari, palpitazioni, vertigini e mal di testa.

Nei questionari sulla qualità della vita, i pazienti che avevano contratto il Covid hanno riportato anche più spesso dolore o disagio (23%) e ansia o depressione (12%) rispetto a chi non si è infettato. I soggetti “Long Covid” avevano più spesso problemi dal punto di vista della mobilità (5%) o dei livelli di attività (4%) rispetto all’altro campione (1% e 2%).

Per ottenere questi dati, gli scienziati cinesi hanno sottoposto i pazienti a camminate di sei minuti, test di laboratorio e questionari su sintomi, salute mentale, qualità della vita, ritorno al lavoro e assistenza sanitaria dopo la dimissione dall’ospedale. Sei mesi dopo essersi ammalato, il 68% dei partecipanti allo studio ha riportato almeno un sintomo di Long Covid (qui parliamo invece dell’antivirale Covid: attenti ad allergie e effetti collaterali).

Il commento degli studiosi

I risultati dello studio evidenziano che per una certa percentuale di sopravvissuti al Covid-19 ricoverati in ospedale, “sono necessari più di due anni per riprendersi completamente“, ha spiegato il professor Bin Cao, autore principale dello studio. “C’è una chiara necessità di fornire supporto continuo a una percentuale significativa di persone che hanno avuto il Covid-19 e di capire come i vaccini, i trattamenti emergenti e le varianti influenzino i risultati sanitari a lungo termine”.