Caos al Cardarelli di Napoli: cosa sta succedendo

Medici in rivolta nell'ospedale più grande del Sud, da dove arrivano immagini scioccanti, con barelle disposte in tutto il Pronto soccorso

Personale stanco, sindacati sul piede di guerra, dirigenti che incolpano la politica e scambi di accuse tra amministrazioni e Stato. Non è facile capire cosa sta succedendo in questi giorni all’ospedale Antonio Cardarelli di Napoli. Dal capoluogo partenopeo arrivano scene apocalittiche, con una “barellopoli” allestita nel Pronto soccorso sovraffollato, nella totale assenza di privacy e distanziamento per i pazienti – si parla di centinaia di nuovi ingressi ogni giorno – che non riescono a ricevere le cure in tempi adeguati all’urgenza.

Pronto soccorso sovraffollato e caos barelle all’ospedale Cardarelli di Napoli

Le immagini del Pronto soccorso dell’ospedale più grande del Sud Italia sembrano quelle che arrivano dall’Est Europa, dalle zone di guerra. E non sono diverse da quelle di tanti altri centri del nostro Paese, con un sistema sanitario in crisi che, nonostante una pandemia che ha mostrato le fragilità del sistema, ancora fatica a prendere in carico le esigenze dei cittadini.

I Carabinieri del Nas di Napoli hanno eseguito degli accertamenti per capire le cause dell’emergenza e verificare criticità legate all’assistenza dei pazienti. Controlli analoghi sono stati fatti anche nel Secondo Policlinico Federico II.

La folla all’interno del Pronto soccorso resta, anche se la dirigenza sanitaria ha fatto sapere che la congestione sarebbe dovuta a un numero straordinario di accessi e all’attesa delle persone ricoverate che vogliono essere spostate nei reparti relativi alle loro patologie, circa il 40% dei nuovi arrivi.

Cosa sta succedendo all’ospedale Cardarelli: carenza di medici e infermieri

Alla base del caos dell’Antonio Cardarelli ci sarebbe anzitutto la carenza di personale. Lo ha dichiarato Giuseppe Longo, direttore dell’ospedale, spiegando che l’azienda sanitaria ha già cercato “in tutti i modi” di ridurre il sovraffollamento del reparto d’urgenza.

Fino a oggi, ha fatto sapere, l’ospedale ha realizzato 10 bandi, tra avvisi e concorsi finalizzati a reclutare personale, ma molti sono andati deserti. I Pronto soccorso sono reparti “da cui gli operatori fuggono, come sottolinea anche l’allarme nazionale lanciato dalla Società Italiana di Medicina d’Urgenza”.

Lunedì 9 maggio si chiude la selezione per partecipare all’ultimo bando dell’attuale direzione, e la speranza è quella di trovare nuove risorse umane. L’azienda sanitari fa sapere di aver già disposto tutto il persone possibile in Pronto soccorso, e di utilizzare anche unità di rinforzo provenienti da altre aree mediche.

E mentre la direzione lamenta la mancata partecipazione ai bandi e la carenza di personale, i medici delle urgenze del Cardarelli, 25 in tutto, hanno già consegnato il preavviso di dimissione. Una provocazione e un atto politico, certo, che potrebbe non trasformarsi nell’effettivo addio dei camici bianchi. Ma che serve a far aprire gli occhi a pazienti e dirigenza.

L’annuncio delle dimissioni di massa, ha spiegato Giuseppe Visone, medico del Pronto soccorso e delegato di Cgil Fp, è relativo al fatto che “in queste condizioni non possiamo più garantire il diritto alla salute e alla vita dei cittadini. Gli utenti sono costretti ad attendere ore e non possiamo seguirli. Paghiamo carenza di personale e scelte aziendali discutibili, ma nessuno ci ascolta”.

Raffaele Vecchione, infermiere del Pronto soccorso e sindacalista della Cisl, ha spiegato a Repubblica che lui e i colleghi sono costretti a stare in reparto anche oltre le 12 ore per la carenza di personale. “Il Pronto soccorso è crollato e i pazienti in queste condizioni non possono essere assistiti a causa di un sistema organizzativo fallimentare“, ha dichiarato.

Tra le richieste dei sindacati c’è anche quella di coinvolgere i policlinici universitari nella gestione delle emergenze. “Hanno posti letto e personale, ma restano risorse non sfruttate”, ha dichiarato Giosuè Di Maro, segretario Cgil Fp di Napoli e Campania.

A causare un’eccessiva affluenza al Cardarelli c’è inoltre un altro problema, che riguarda la medicina territoriale e la sua gestione. Medici di base e presidi sanitari non riescono a filtrare adeguatamente le richieste dei pazienti, che si rivolgono al maggiore ospedale del Sud Italia anche senza effettive urgenze e preferendolo agli altri nosocomi partenopei per la sua fama.

La risposta della politica al caos dell’ospedale di Napoli: parla Vincenzo De Luca

Il governatore Vincenzo De Luca, nel corso di una diretta su Facebook, ha fatto sapere di essersi messo al lavoro per “cancellare quelle immagini che fanno male”, spiegando che il sovraffollamento dell’ospedale non è dovuto alla chiusura di altri Pronto soccorso e auspicando l’intervento di altri presidi napoletani. “Apriremo un contenzioso“, ha annunciato il presidente della Campania in riferimento alla carenza di personale in tutta la regione, in cui mancherebbero 10 mila operatori sanitari.

Diversi partiti hanno annunciato un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza su quello che sta accadendo a Napoli, mentre fonti vicine al Lungotevere Ripa spiegano che il Ministero della Salute sarebbe già all’opera per destinare più fondi al nosocomio.

Potete trovare qua la classifica dei Paesi che spendono di più per la sanità. Oltre allo scandalo del Cardarelli, ha fatto discutere in questi giorni l’attacco hacker a due importanti ospedali italiani, di cui vi abbiamo parlato qui. E a proposito di presidi sanitari: mentre in tutta Italia sono cadute le restrizioni anti Covid, ricordate che le mascherine devono ancora essere indossate all’interno degli ospedali, come spiegato qua.