Cos’è la “trattenuta Brunetta” per i dipendenti pubblici e perché riguarda il vaccino

Con la legge introdotta dal ministro Brunetta nel 2008, gli insegnanti sono più penalizzati di altre categorie se decidono di sottoporsi al vaccino anti Covid

È finalmente partita la fase della campagna vaccinale per l’inoculazione del siero anti Covid che riguarda i docenti delle scuole dell’obbligo. Maestri e professori hanno però denunciato che per potersi sottoporre alla profilassi hanno dovuto usufruire di permessi. Nel caso degli insegnanti di ruolo si tratta di permessi retribuiti, mentre per il personale supplente di permessi non retribuiti. Ma a fare infuriare la categoria è quella che è conosciuta come “trattenuta Brunetta“.

Cos’è la “trattenuta Brunetta” per gli insegnanti che si vaccinano

La “trattenuta Brunetta” è una legge che risale al 2008, quando l’attuale ministro della Pubblica Amministrazione occupava il medesimo incarico nel quarto governo Berlusconi. Il provvedimento prevede che nei primi 10 giorni di assenza per malattia lo stipendio degli insegnanti venga privato di qualsiasi trattamento economico accessorio, come indennità o emulomenti.

Si tratta dunque di giorni non pagati. La normativa che riguarda l’emergenza sanitaria che è stata introdotta negli ultimi mesi non ha tenuto conto di questa legge. Se il periodo trascorso in quarantena o isolamento fiduciario domiciliare a causa di contatti con persone positive viene equiparato al ricovero ospedaliero, infatti, non è ancora stato stabilito nulla riguardo al vaccino e soprattutto ai congedi per eventuali effetti collaterali.

Con il risultato che non vengono pagati i giorni di malattia per chi si assenta dal lavoro perché ha la febbre alta o dolori a causa della profilassi contro il coronavirus.

Stop alla “trattenuta Brunetta”: l’interrogazione parlamentare

A denunciare la situazione è stata la deputata pentastellata Vittoria Casa, presidente della commissione Cultura della Camera, che ha presentato un’interrogazione parlamentare con lo scopo di introdurre un permesso specifico per chi si sottopone al vaccino anti Covid e disciplinare i giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali senza andare a toccare la retribuizione dei dipendenti statali.

Le norme, ha spiegato la rappresentante del Movimento 5 Stelle, “vanno in palese contraddizione” con la situazione di fatto che vede tutte le parti politiche impegnate a promuovere la campagna per il vaccino anti Covid, considerata l’arma prioritaria per fermare la diffusione del coronavirus e uscire dalla crisi economica innescata dalla pandemia. Considerando il carattere volontario della vaccinazione, ha spiegato, sarà necessario “eliminare qualsiasi ostacolo” che possa mettere a rischio la salute pubblica e penalizzi i comportamenti virtuosi degli insegnanti.

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