Fino a quando dura lo smart working nella Pubblica amministrazione

La ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone ha firmato il decreto 20 gennaio 2021 che proroga il lavoro agile per i dipendenti pubblici

Smart working, si avanti. Anche nel settore pubblico il lavoro agile dettato dall’emergenza Covid prosegue. La ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone infatti ha firmato il decreto 20 gennaio 2021 che proroga le modalità organizzative, i criteri e principi in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile stabiliti dal precedente decreto ministeriale 19 ottobre 2020, allineando di fatto la sua validità alla durata dello stato di emergenza per il Coronavirus.

Considerata come ovvio la necessità di continuare a garantire, in relazione alla durata e all’evolversi della situazione epidemiologica, l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini e alle imprese con regolarità, continuità ed efficienza, la ministra Dadone ha deciso di continuare anche per i dipendenti pubblici con lo smart working, come già previsto nel decreto 19 ottobre 2020.

Dove si lavora di più da casa

Il personale della PA in lavoro agile, guardando i numeri del 2020, è più presente al Centro rispetto alle altre aree geografiche del Paese: circa l’82% a maggio e il 65% a settembre, dato da collegare alla concentrazione della PA centrale in questa area. Il dato di febbraio era 2,4%.

L’andamento del Nord è abbastanza simile a quello del Sud e delle Isole, soprattutto a partire da aprile. A maggio il Nord tocca il 49% e il Sud circa il 51%. A settembre il 32% al Nord e il 29% al Sud. La Regione con il maggior utilizzo è il Lazio, probabilmente in ragione della presenza della PA centrale, seguita dalla Liguria.

Smart working, la differenza tra uomini e donne

Osservando invece le differenze di genere, le donne mostrano livelli più alti. Si passa dal 3% di febbraio al 66% di maggio.

La differenza rispetto agli uomini cresce parallelamente alla crescita dell’utilizzo del lavoro agile e raggiunge l’apice nel mese di maggio con +6% rispetto agli uomini. A metà settembre la quota femminile è ancora superiore: 48% circa a fronte del 44,4% maschile.

La proroga dello smart working nella PA

Il lavoro agile nella Pubblica amministrazione costituisce una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa, si legge nel decreto.

Fino al 31 dicembre 2020 per accedere al lavoro agile non era richiesto l’accordo individuale, a partire dal 2021 sì. Le pubbliche amministrazioni, tenuto conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, assicurano comunque sempre le percentuali più elevate possibili di lavoro agile.

Il Consiglio dei Ministri ha prorogato fino al 30 aprile 2021 lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso, si legge testualmente, “all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”. Lo smart working per il 2021 per ora viene prorogato alla stessa data, 30 aprile 2021, che rappresenta, ad oggi, il termine ultimo dello stato di emergenza Covid.

Il lavoro da remoto può avere ad oggetto sia le attività ordinariamente svolte in presenza dal dipendente, sia, in aggiunta o in alternativa e comunque senza aggravio dell’ordinario carico di lavoro, attività progettuali specificamente individuate tenuto conto della possibilità del loro svolgimento da remoto, anche in relazione alla strumentazione necessaria.

Come funziona il lavoro agile per i dipendenti pubblici

Di regola, il lavoratore agile dovrebbe alternare giornate lavorate in presenza a giornate lavorate da remoto. E importantissimo, i lavoratori che rendono la propria prestazione in modalità agile non subiscono penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Per agevolare il personale dipendente nei trasferimenti necessari al raggiungimento della sede di servizio e per evitare di concentrare l’accesso al luogo di lavoro dei lavoratori in presenza nella stessa fascia oraria, l’amministrazione deve individuare fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita ulteriori rispetto a quelle adottate.

Al fine di agevolare lo svolgimento delle attività in modalità agile, le amministrazioni pubbliche devono anche fare in modo di mettere a disposizione dei propri dipendenti i dispositivi informatici e digitali necessari.

Il lavoro agile si svolge ordinariamente in assenza di precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro. In ragione della natura delle attività svolte dal dipendente o di puntuali esigenze organizzative individuate dal dirigente, il lavoro agile può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità.

Nei casi di prestazione lavorativa in modalità agile, svolta senza l’individuazione di fasce di contattabilità, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Le riunioni della PA vanno svolte in modalità a distanza, salvo per motivi particolari.

Cosa succede al lavoro da remoto dopo il 30 aprile

E dopo il 30 aprile cosa succederà? Sempre ammesso che lo stato di emergenza non venga ulteriormente prorogato, tutti i dipendenti pubblici torneranno dietro la propria scrivania? Non proprio.

Quando il Covid sarà finalmente sotto controllo, c’è già chi immagina come lo smart working potrebbe diventare strutturale. Flp, la Federazione lavoratori pubblici, è di questo avviso.

L’idea illustrata dal segretario generale Marco Carlomagno è che lo smart working debba essere tendenzialmente libero. Chi vuole lo fa, chi non vuole non lo fa. Naturalmente garantendo il diritto alla disconnessione. Non c’è il rischio del “tana liberi tutti” assicura, che si corre anche nel settore privato ma in quello pubblico ancora di più.

Secondo lui l’efficienza della Pubblica amministrazione migliorerebbe persino, se questa misura venisse accompagnata da un’altra rivoluzione: cioè se, oltre a essere valutato il lavoro con un sistema di pagelle, il 50% dello stipendio di tutti i dipendenti pubblici venisse legato ai risultati raggiunti.

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