Smart working nella Pa: si continua? L’annuncio di Brunetta

Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è stato criticato sul tema dello smart working: ha risposto con una nota, ecco cosa ha deciso

La variante Omicron è contagiosissima e lo testimoniano i dati relativi ai positivi. La Fondazione Gimbe teme addirittura che presto si potrà arrivare a 2 milioni di contagi. Una cifra che spaventa e che spinge la politica a trovare una soluzione per arginare l’emergenza.

Da un lato c’è l’imminente ritorno a scuola, con milioni di studenti, molti non ancora vaccinati, che si ritroveranno in un ambiente in cui è facile creare assembramenti e contagiarsi l’un l’altro, portando poi il virus a casa. Dall’altra c’è la questione lavoro, con tantissime persone che potrebbero continuare a lavorare in smart working. Se le aziende private agiscono come meglio credono, per quel che riguarda la Pubblica amministrazione bisogna rifarsi a ciò che decide il Governo nella persona del ministro della Pa, Renato Brunetta. Ecco quello che ha disposto.

Appello Fondazione Gimbe: “Serve più smart working”

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervistato da ‘Radio Cusano Campus’ ha dichiarato che con questo tasso di crescita c’è il rischio di intasare gli ospedali perché “si può arrivare a 2 milioni di positivi. Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione del virus”.

Subito dopo ha indicato, come una delle soluzioni, il ricorso più massiccio allo smart working per contribuire a rallentare il contagio: “Abbiamo in media mobile circa 100 mila casi al giorno, che significa che 1.100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva. Sicuramente è dovuto all’aumento delle dosi booster e ci auguriamo anche alla minore virulenza della variante Omicron. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working”.

Smart working, la posizione del ministro della Pubblica amministrazione

Sul tema è intervenuto ovviamente il Ministero della Pubblica Amministrazione. Il titolare, Renato Brunetta, è stato uno di coloro che hanno maggiormente spinto per il ritorno al lavoro in presenza. E quindi, dopo le critiche ricevute negli ultimi giorni, il Dipartimento della funzione pubblica ha pubblicato una nota in cui ha precisato che la linea fin qui seguita dal Governo (quindi le vaccinazioni, il Green pass, il Green pass rafforzato) ha consentito di convivere con il massimo livello di apertura delle attività economiche, sociali e culturali con il massimo livello di sicurezza sanitaria.

Il Ministero ha poi definito “incomprensibile” il richiamo del “tutti a casa” perché il contesto è diverso da quello del lockdown generalizzato. Inoltre “le amministrazioni pubbliche possono decidere la rotazione del personale consentendo il lavoro agile anche fino al 49% sulla base di una programmazione mensile, o più lunga”.

Flepar, replica a Brunetta: “In ballo la sicurezza dei lavoratori”

Tiziana Cignarelli, segretaria generale di Flepar, ossia l’organizzazione di professionisti pubblici (che racchiude, tra gli altri, avvocati e ingegneri), ha replicato alla nota del Dipartimento della funzione pubblica sostenendo che il peggioramento della situazione sanitaria dovrebbe portare al ripristino di “provvedimenti di maggior precauzione già adottati in passato (come ad esempio le mascherine FFP2: ecco quanto costeranno grazie al prezzo calmierato, ndr), agendo su distanziamento e diminuzione dei lavoratori circolanti e presenzianti negli uffici. Si tratta di azioni e finalità diverse per usufruire dei vantaggi dello smart working in questo momento e non ha fatto riferimento alle linee guida, che dovrebbero invece tendere a un percorso di strutturalità del lavoro agile”.

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