Smart working per i dipendenti pubblici: il piano di Brunetta tra rientro in ufficio e assunzioni

I lavoratori della Pubblica amministrazione torneranno in ufficio, ma lo smart working non sarà completamente abbandonato. Ecco come funzionerà

Non ha mai negato di voler far tornare i lavoratori in presenza. Ora, arriva la conferma, con le indicazioni precise che tutti attendevano trepidanti. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a Cernobbio per il Forum Ambrosetti ha anticipato, dalle pagine del Corriere della Sera, che si tornerà in ufficio, ma lo smart working non sarà completamente abbandonato.

Smart working per i dipendenti pubblici: come funzionerà

Dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici gran parte ha continuato a lavorare sempre in presenza: la sanità, le forze dell’ordine. La scuola sta per ripartire. Adesso è bene che anche tutti gli altri tornino, per sostenere la ripresa del Paese”, dice Brunetta. E il lavoro agile che fine fa? Non finirà nel cassetto, ma “resterà per una quota fino al 15%”.

D’altra parte, spiega il ministro, il ritorno in ufficio dovrebbe anche servire a smaltire “le montagne di arretrati” che sono rimasti sulle scrivanie durante il lockdown, più i nuovi arretrati che si accumulano.

Reclutamento nella Pa

Aiuta in questo senso il decreto legge sul reclutamento nella Pa convertito in legge dal Parlamento a inizio agosto. “Grazie allo sblocco del turnover e al Pnrr stanno arrivando decine di migliaia di nuovi assunti, al Mef, alla Giustizia, nei Comuni. A maggior ragione, se si assumono 100mila giovani, li facciamo lavorare in smart working? Suvvia!” ironizza Brunetta.

L’Italia sta sta crescendo al ritmo del 6%: dentro questa crescita ci sono consumi, investimenti, produzione industriale, esportazioni, “c’è un Paese che comincia ad avere un metabolismo forte e dinamico dopo il lockdown. La burocrazia è altrettanto importante per lo sviluppo. E tornare al lavoro in presenza è una necessità di buon senso. Io vorrei che la burocrazia accompagnasse la crescita, che fosse un catalizzatore della ripresa”.

Ma non si tratta di un ritorno al passato, assicura: “Le lezioni positive che abbiamo appreso in questi 18 mesi di tragedia non si cancellano mica. Per esempio: una conferenza dei servizi con 15 amministrazioni si potrà fare ancora da remoto, ma stando ognuno nel suo ufficio, in maniera efficiente e con gli strumenti dedicati, non da casa”.

Come sarà il lavoro agile nel pubblico

Ma c’è anche una questione formale, ed essenziale, che è importante considerare quando si parla di smart working. Questo tipo di lavoro a distanza non ha avuto una regolazione contrattuale, nessuna garanzia di sicurezza o di disconnessione. “Non c’è stata neppure nessuna piattaforma ufficiale di tipo informatico, digitale. È stato uno smart working all’italiana. Condotto con grande intelligenza e talvolta abnegazione, ma senza adeguate infrastrutture e senza regole contrattuali” puntualizza il ministro.

Che va oltre, anticipando di aver sbloccato i rinnovi contrattuali per fissare le regole e definire le modalità di lavoro agile per la Pubblica amministrazione: “Sarà questione di due mesi al massimo. Saranno definite le regole su disconnessione, produttività, misurazione dei risultati. Poi c’è da costruire la piattaforma informatica (qui il portale per candidarsi intanto). Prenda la scuola: ogni classe ha fatto la Dad a modo suo. Io vorrei un software omogeneo, un’architettura ben strutturata. C’è un mondo da costruire per un’Italia migliore. E c’è bisogno del contributo di tutto il capitale umano pubblico”.

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