Smart working, caos tra i dipendenti pubblici: cosa succede

Cambiano le regole il lavoro agile da ministero a ministero: dal limite ai giorni al no ai buoni pasto per chi lavora da casa

Ministero che vai, regole che trovi. Dal primo settembre cade definitivamente il regime in deroga dello smart working e rimangono solo le disposizioni sulla comunicazione semplificata. Mentre nel settore privato non è arrivata nessuna proroga sulle regole applicate in pandemia per il lavoro agile, i dipendenti delle Pubbliche amministrazioni centrali brancolano tra le indicazioni diverse fornite da ogni ministero, dal limite dei giorni allo stop dei buoni pasto.

Smart working, niente deroghe: dall’1 settembre si torna alle regole pre-pandemia

Per i dipendenti del privato, una deroga ulteriore sugli accordi individuali per lo smart working, come previsto dalla legge prima della pandemia, era attesa nel Dl Aiuti bis, per il quale qui abbiamo riportato tutte le misure per famiglie e imprese.

L’intervento del governo, invece, non c’è stato nemmeno per i lavoratori fragili e i genitori di figli con meno di 14 anni e dal prossimo mese tutti gli impiegati dovranno negoziare personalmente con l’azienda i termini del lavoro da remoto (qui per sapere nel dettaglio cosa cambia per lo smart working dall’1 settembre).

Smart working, caos tra i dipendenti pubblici: le regole del “Piao”

Le regole per gli impiegati delle Pubbliche amministrazioni centrali dal 30 giugno di quest’anno sono fissate dal “Piao”, il “Piano integrato di attività e organizzazione”, documento unico di programmazione e governance che comprende i piani di performance, fabbisogni del personale, formazione, parità di genere, anticorruzione e appunto anche o piani per l’organizzazione del lavoro agile, i “Pola”.

Questi testi, attraverso i quali sono stati dettati i termini dello smart working nella Pubblica amministrazione durante la pandemia, variano da ministero a ministero.

Se alcuni dicasteri non impongono dettami precisi, altri come quello del Lavoro dedicano diversi documenti allo sviluppo delle attività da remoto: secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2021, su un totale di 1.878 dipendenti in servizio (1.004 uomini e 874 donne), 1.380 dipendenti (658 uomini e 722 donne), circa il 73,48% del personale in servizio lavora da casa.

Il ministero guidato da Andrea Orlando ha però imposto il limite di non più di 3 giorni a settimana, 12 al mese, che i dipendenti con malattie gravi, i genitori con figli fino a 14 anni e chi abita lontano dall’ufficio, può trascorrere lavorando da remoto.

Molto diversa la situazione al ministero degli Interni dove nella sezione del “Piao” dedicata allo smart working viene specificato che “in merito alla strategia e agli obiettivi legati allo sviluppo del lavoro agile, si rappresenta che tale forma di organizzazione del lavoro non trova attualmente applicazione al personale della Polizia di Stato, in considerazione della sua difficile compatibilità con la specificità dell’ordinamento e dei compiti istituzionali di questa Amministrazione”.

Nel documento si stabilisce però i dipendenti del Viminale che svolgeranno attività da casa dovranno pagarsi il pranzo da sé: “Nelle giornate di attività in lavoro agile il dipendente non matura il diritto all’erogazione del buono pasto” si legge e inoltre “per effetto della distribuzione flessibile del tempo di lavoro, nelle giornate di lavoro agile non è riconosciuto il trattamento di trasferta e non sono configurabili prestazioni straordinarie, notturne o festive, né protrazioni dell’orario di lavoro aggiuntive”.