Come cambia la PA grazie al Recovery Plan: tutti gli investimenti

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza-Next Generation Ue contiene interventi importanti per la Pubblica amministrazione sull’asse digitalizzazione e innovazione

Recovery Plan è anche Pubblica amministrazione. Come? Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza-Next Generation Ue, approvato dal Consiglio dei ministri, contiene interventi importanti per la Pubblica amministrazione sull’asse digitalizzazione e innovazione, uno dei tre principali in cui si articola il Pnrr.

Il Recovery Plan di fatto è il sistema che l’Ue ha immaginato per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Coronavirus: Commissione europea, Parlamento e leader dei 27 Paesi Ue hanno concordato un piano di ripresa che mira a sostenere l’Europa a uscire dalla crisi, lungo una traiettoria di sviluppo che porti l’Europa unita a essere più moderna e anche più sostenibile.

Oltre il 50% dell’importo sosterrà la modernizzazione tramite:

  • ricerca e innovazione, portate avanti con il programma Orizzonte Europa
  • transizioni climatiche e digitali eque, attraverso il Fondo per una transizione giusta e il programma Europa digitale
  • preparazione, ripresa e resilienza, attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, rescEU e il nuovo programma per la salute EU4Health.

Il pacchetto finanzierà anche:

  • politiche tradizionali, come la politica di coesione e la politica agricola comune, per garantire la stabilità e la modernizzazione
  • la lotta ai cambiamenti climatici, a cui verrà riservato il 30% dei fondi europei, la più alta percentuale di sempre per il bilancio dell’UE
  • la protezione della biodiversità e la parità di genere.

La PA in Italia

Un punto centrale riguarda anche il settore pubblico, in particolare in Italia. L’obiettivo è cambiare la PA per favorire l’innovazione e la trasformazione digitale del settore pubblico, perno del rilancio del sistema Paese, dotandolo di infrastrutture moderne, interoperabili e sicure. A questo si accompagna l’obiettivo di accelerare i tempi della giustizia e di favorire la diffusione di piattaforme, servizi digitali e pagamenti elettronici presso le Pubbliche amministrazioni e i cittadini.

Ad oggi la PA italiana è molto in crisi. Le difficoltà emergono anche dal Rapporto Annuale di Forum PA sullo stato della Pubblica Amministrazione presentato da FPA, società del gruppo DIGITAL360, che ogni anno analizza i principali dati e fenomeni di innovazione nella Pubblica Amministrazione italiana.

I dipendenti pubblici italiani sono 3,2 milioni, con un’età media di 50,7 anni (di cui il 16,9% over 60), 7 anni in più dal 2001 a oggi a causa del blocco delle assunzioni. Il numero di pensionati sta per raggiungere quello degli impiegati: al 1°gennaio 2020 sono circa 3 milioni e destinati a salire, con 540mila dipendenti pubblici che hanno compiuto 62 anni e 198mila che hanno maturato oltre 38 anni di anzianità.

Evidente il calo nella formazione, meno 41% dal 2008 al 2018, appena 48 euro di spesa per dipendente. Per non parlare dei problemi della Pubblica Amministrazione di fronte alle nuove sfide emerse nell’anno del Covid, il 2020, in situazioni come quella del click day Inps e del Bonus bici, solo per fare un esempio.

Il 2020 è stato l’anno dello smart working forzato e massivo dei dipendenti pubblici, per la maggioranza un’esperienza. Ma il bilancio sembra positivo: l’88% dei dipendenti ha giudicato l’esperienza del lavoro agile di successo, segno che la voglia di cambiamento c’è.

Tutte le cifre del Recovery per la PA

Gli interventi del Recovery a sostegno di una PA più digitale ed efficiente toccano, trasversalmente, molti altri settori: dalla sanità alla scuola, dal fisco alla ricerca, dal lavoro alla cultura.

Crescita digitale, modernizzazione della macchina pubblica, rafforzamento e riqualificazione dei dipendenti della PA, ma anche, si legge testualmente nei documenti ufficiali della ministra Fabiana Dadone, “drastica semplificazione burocratica”: sono questi gli obiettivi primari.

Altrettanto fondamentale è il passaggio al cloud computing, una delle sfide più importanti per la digitalizzazione del Paese, ma anche l’impatto di genere, ad esempio in relazione allo sviluppo dello smart working e all’accesso a posizioni dirigenziali, e quello sui giovani, ad esempio in relazione al reclutamento straordinario per l’esecuzione del Recovery Plan.

Il capitolo digitalizzazione, innovazione e sicurezza della PA beneficia di fondi del Recovery Plan per 11,45 miliardi. Ecco le tre voci nel dettaglio:

  • 7,95 miliardi per la digitalizzazione, di cui:
    – 5,57 miliardi per la Cittadinanza Digitale, Servizi e Piattaforme Abilitanti
    – 1,25 miliardi per le Infrastrutture digitali e cyber security
    – 1,13 miliardi per i Dati e l’interoperabilità.
  • 1,5 miliardi per la modernizzazione, di cui:
    – 720 milioni per PA Competente: rafforzamento e valorizzazione del capitale umano
    – 480 milioni per la PA semplice e connessa: semplificazione delle procedure e digitalizzazione dei processi
    – 210 milioni per la PA capace: reclutamento di capitale umano
    – 100 milioni per la PA Smart: creazione di Poli Territoriali per il reclutamento, la formazione, il coworking e lo smartworking.
  • 2 miliardi per l’innovazione organizzativa della Giustizia.

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