Smart working e Pubblica Amministrazione: Inail e ministra Dadone firmano un importante accordo

È stato firmato un protocollo tra Inail e Ministero per la Pubblica amministrazione in merito all'applicazione del lavoro agile nel settore pubblico

Smart working nella PA, avanti tutta. È stato firmato un protocollo tra Inail e Ministero per la Pubblica amministrazione in merito all’applicazione del lavoro agile nel settore pubblico.

Smart working, cosa cambia per la PA

Nel Dpcm 13 ottobre appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale viene incentivato il lavoro agile e viene specificato che per i dipendenti della Pubblica Amministrazione deve essere ripristinato lo smart working “almeno” per il 50% di coloro che possono svolgere la loro attività da remoto.

Inizialmente si era ipotizzato di introdurlo al 70%. Per i lavoratori del settore privato c’è invece solo una generica raccomandazione a favorire il lavoro da remoto, ma nulla più. Un segno importante, dunque, da parte del Governo, in merito a quella che rappresenta una vera rivoluzione per la PA.

Oggi questa direzione viene potenziata dall’intesa, di durata triennale, sottoscritta dal presidente Inail Franco Bettoni e dalla ministra della PA Fabiana Dadone, finalizzata al perseguimento di obiettivi comuni di ricerca sul tema dell’attuazione dello smart working nelle amministrazioni pubbliche.

L’idea di base è promuovere attività di studio e ricerca congiunte sul tema dello smart working, che negli ultimi mesi, in seguito all’emergenza sanitaria Covid, è diventato la modalità di lavoro principale per molti dipendenti del settore pubblico.

Come sarà lo smart working di domani

“Lo smart working consente di conciliare meglio i tempi di vita e i tempi di lavoro, ma non va visto come uno degli strumenti a disposizione delle politiche familiari, perché il suo scopo principale è quello di far crescere la produttività e la qualità delle mansioni svolte” ha però precisato la ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. “Il lavoro agile deve essere una modalità che punta al risultato molto più che alla conciliazione organizzativa“.

L’obiettivo del Governo, spiega la ministra, è fare in modo che chi ha il peso delle incombenze familiari, “spesso le donne più degli uomini, non venga stritolato e che non finisca per trovarsi in una gabbia dorata”.

Lo smart working a regime dovrebbe garantire il diritto alla disconnessione, e prevedere naturalmente l’alternanza tra l’ufficio e il lavoro da remoto. Funzione pubblica accompagnerà le amministrazioni per fare in modo che possa dare benefici in termini di benessere organizzativo, ma visti come mezzo per arrivare a risultati migliori in favore dei cittadini.

Cosa prevede l’accordo PA-Inail

L’intesa tra PA e Inail prevede che innanzitutto si partirà con un’indagine conoscitiva per capire quali sono gli effetti del lavoro da remoto sul benessere del personale (come sedentarietà e mini pausa pranzo). La base sarà a campione e rivolta sia al personale dirigenziale che non dirigenziale, in modo che vengano rappresentante differenti tipologie di amministrazioni pubbliche.

In seguito, INAIL e PA lavoreranno per mettere a punto strumenti specifici per la gestione dello stress lavoro-correlato, a partire dalla metodologia già sviluppata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Istituto.

I risultati ottenuti grazie alle attività di ricerca previste dal protocollo saranno poi divulgati attraverso iniziative formative e informative.

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