Smart working, nuove regole per gli statali: arrivano le pagelle

Da gennaio inizieranno le valutazioni sui dipendenti pubblici: chi lavora poco tornerà in ufficio. Insorgono i sindacati: il lavoro da remoto non può diventare un premio

Niente più smart working per gli statali che lavorano poco. Da gennaio 2021 cambia l’organizzazione del lavoro remoto per i dipendenti della pubblica amministrazione.

In particolare, con l’arrivo dei Piani organizzativi del lavoro agile (i cosiddetti Pola), cambiano le pagelle sulla valutazione dell’operato dei dipendenti pubblici: chi non renderà abbastanza dovrà tornare a lavorare in presenza.

Smart working, cosa sono i nuovi Piani organizzativi del lavoro

Con i Pola, il lavoro agile verrà esteso ad almeno il 60% degli statali che svolgono attività che non vanno rese necessariamente in presenza. Nelle intenzioni della ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, i dipendenti che non raggiungeranno i target fissati dovranno fare ritorno dietro la scrivania.

Infatti le valutazioni, spiega Il Messaggero, da gennaio 2021 saranno mensili. Chi lavorerà meno, non dovrebbe subire sanzioni sotto il profilo retributivo. Si pensa invece di far tornare subito in ufficio i meno produttivi.
I primi Pola dovrebbero essere pronti per il prossimo 31 gennaio e il ministero starebbe pensando a incentivi ai dirigenti per la compilazione nei tempi prescritti.

“Stiamo investendo in formazione, digitalizzazione e nuove competenze” ha detto la ministra Dadone. “I sindacati possono cogliere questo momento storico come una svolta oppure alimentare il luogo comune del dipendente fannullone“.

La reazione dei sindacati: il lavoro da remoto non può diventare un premio

L’ipotesi della Dadone ha scatenato le reazioni dei sindacati: “Altro che innovazione, qui siamo alla restaurazione. Brandire lo smart working come premio o punizione, nasconde dietro l’idea che non c’è alcun investimento nel cambiamento e nella digitalizzazione” ha fatto sapere la Cgil Funzione pubblica.

Così la ministra si è vista costretta a correggere il tiro. “Voglio sgomberare il campo da qualsiasi equivoco – ha detto-  lo smart working non è un’arma a favore o contro il lavoratore, è un modo di organizzare il lavoro per rendere la Pa più efficiente. Se non raggiungi gli obiettivi, devi andare a casa. Il lavoro agile valorizza i risultati: chi si gira i pollici, deve essere accompagnato fuori, a prescindere dallo stesso lavoro agile, anche se poi quest’ultimo aiuta a stanare chi lavora poco. L’ho sempre detto”.

Piano assunzioni insufficiente per i bisogni dei cittadini

Per la Fp Cgil “rimane un nodo critico, quello relativo all’occupazione nel settore pubblico: non c’è alcun piano assunzionale straordinario nella legge di Bilancio, anzi non si copre neanche il turn over al 100% delle amministrazioni dello Stato. C’è qualche piccola deroga sulle assunzioni in aree specifiche, come nella sanità o nella polizia locale, ma assolutamente insufficienti a dare risposte ai cittadini, né tantomeno a costituire quell’elemento sul quale appoggiare una riforma della Pa”.

 

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