Gas, stop alle aziende per trenta giorni: il piano razionamenti

Pronto il piano razionamenti per le imprese in caso di allerta forniture della materia prima energetica

L’Italia si prepara all’eventualità di rimanere a secco di gas russo e predispone per l’inverno il piano di razionamento dell’energia per spegnere le industrie energivore. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha assicurato che il nostro Paese “è in sicurezza” dal punto di vista degli stoccaggi, ma con il passaggio di consegne all’orizzonte con il nuovo esecutivo tiene pronto il dossier d’emergenza, che prevederebbe in caso di necessità lo stop di trenta giorni del rifornimento del gas verso le aziende.

Gas, stop alle aziende per trenta giorni: quando

Il piano si basa sul regolamento europeo approvato nel luglio scorso, che prevede la riduzione volontaria dei consumi energetici da parte di ogni Stato membro del 15 per cento, tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023.

Già nel mese di settembre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i consumi di gas in Italia si sono ridotti del 15,9% e il settore industriale ha rinunciato da solo a circa 800 milioni di metri per una domanda di gas inferiore del 22,5%. 

Bruxelles ha però stabilito che il taglio diventi obbligatorio per tutti i Paesi in caso l’interruzione del flusso di gas da Mosca renda i livelli di consumi insostenibili, attivando il cosiddetto “Union alert”, lo stato di allerta per tutta l’UE.

Per questo Confidustria ha distribuito alle imprese un questionario, in collaborazione con Snam Rete Gas ed ENEA, con l’obiettivo di tracciare un calendario con i periodi di più alto consumo energetico, fondamentale per il via libera al piano di razionamento.

Secondo quanto risulta dall’analisi dei dati raccolti a fine settembre sulle risposte delle aziende, è gennaio il mese nel quale si registra il maggiore consumo e con la maggiore probabilità di raggiungere il picco dell’intero anno.

Gas, stop alle aziende per trenta giorni: gli scenari

Dunque gli scenari presi in considerazione variano sulla base di un prima e un dopo questo periodo di trenta giorni preso a riferimento.

Se Mosca decidesse di chiudere i rubinetti del gas diretto al nostro Paese soltanto dal primo gennaio, allora potrebbe bastare il piano per il razionamento energetico applicato alle abitazioni (qui avevamo riportato il piano di Cingolani con un grado e un’ora in meno nell’uso dei termosifoni).

Nel caso il gas dalla Russia non dovesse più arrivare già a partire da novembre scatterebbe invece una riduzione dei rifornimenti di 6,45 miliardi di metri cubi e le semplici misure previste sul risparmio dei consumi nelle case potrebbe non essere sufficiente.

È a quel punto che il sistema industriale italiano potrebbe essere costretto a 31 giornate di razionamento del gas per sopperire al buco stimato in 1,15 miliardi di metri cubi di gas.

“Tutte le risorse a disposizione devono essere concentrate per affrontare l’emergenza del caro energia” ha detto il presidente di Confindustria Bonomi, intervenendo a Mezz’ora in più su Rai Tre.

Il numero uno degli industriali ha però avvertito che “se non si realizzeranno tutte le condizioni, come i rigassificatori, si entrerà in crisi per l’inverno” e che è fondamentale “un mix di forniture energetiche” per affrontare l’emergenza, di cui l’Italia è in difetto a causa degli “errori del passato”.