Il caro energia spaventa: chi rischia di più

Dai bar all'acciaio, dal settore della carta a quello della ceramica e ad altri: ecco tutte le aziende in pericolo a causa delle bollette troppo alte

Quella del caro energia è senza dubbio una delle situazione più gravi e urgenti per milioni di cittadini e migliaia di aziende in Italia. Secondo Confesercenti, gli interventi messi in campo dal Governo potrebbero non essere sufficienti a evitare “il collasso in autunno” (ed è in arrivo la stangata post ferie).

A rischiare a causa delle bollette di gas ed elettricità troppo alte sono in particolare alcuni settori: dai bar all’acciaio, dalla carta alla ceramica. Coi responsabili dei comparti che chiedono al Governo, all’attuale e a quello che prenderà le redini del Paese dopo le elezioni del 25 settembre (ecco tutti i 101 simboli depositati: spunta anche Draghi “fake”), di porre in atto “misure non più rinviabili, come un price cap italiano”.

Quante e quali sono le imprese in pericolo

Stando ai dati di Confesercenti, sarebbero 90mila le imprese a rischio chiusura, col 10% del totale sull’orlo del fallimento. La situazione potrebbe addirittura peggiorare, con aziende che si troveranno ad affrontare costi di gas e luce ancora più onerosi. Si prevedono infatti aumenti delle bollette fino al 140% nei prossimi 12 mesi. Sulle spalle delle attività italiane pesano anche l’aumenti dei prezzi delle materie prime.

In bilico ci sono circa 250mila posti di lavoro. A partire dalla distribuzione alimentare al dettaglio, che ha visto quintuplicati gli importi delle bollette energetiche a loro carico. In profonda crisi anche il settore dei bar e della ristorazione, con costi di luce e gas tre volte più alti. In grave difficoltà sono anche i distributori di metano (quasi 1.500 in Italia), con ovvie conseguenze per il comparto dei trasporti e della logistica, e l’industria dell’acciaio, che perde centinaia di euro per ogni tonnellata prodotta. La situazione appare disperata anche per la produzione di ceramica e carta, le quali più di altre hanno necessità di essere competitive sul mercato e registrano difficoltà perfino nel reperire fornitori di energia.

I costi insostenibili per le imprese

Una nota di Fipe disegna il quadro del baratro economico sul quale oscillano le imprese italiane. “Se nel 2020 e nel 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi 12 mesi lo stesso bar spenderà 14.740 euro”. Parliamo  di aumenti del 120%, con un’incidenza sui ricavi aziendali del 10,7%, più del doppio rispetto al 4,9% attuale (stop agli aumenti in bolletta: come valutare una buona offerta luce e gas). “Chiediamo che ci sia un credito d’imposta sugli aumenti energetici e un tetto al costo dell’energia, altrimenti non è possibile lavorare”, afferma il direttore generale della Fipe, Roberto Calugi.

Completano lo scenario da incubo le stime elaborate su dati Innova, Unioncamere e Agenzie delle Entrate: “Un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45mila euro a 108mila euro, un esercizio di vicinato da 1.900 a 3.420 euro, un ristorante da 13.500 a 29.700 euro”.

Le possibili soluzioni

La presidente Confesercenti, Patrizia De Luise, sottolinea l’assoluta necessità di agire nell’immediato. Una delle soluzioni proposte sarebbe l’estensione anche “alle piccole imprese del credito d’imposta per l’energia elettrica, aumentando le percentuali almeno fino al doppio (dal 15% al 30% e dal 25% al 50% per il gas) e prorogare gli interventi statali almeno fino al 31 dicembre 2022″.

Ma non basta. Per la De Luise, “bisogna mettere in campo interventi paralleli più significativi per la diversificazione delle fonti“. Un altra strategia da attuare è quella di “favorire con un bonus al 110% gli investimenti di chi può rendersi autonomo attraverso la produzione di energia pulita”.