Prestiti – flop garanzie statali: più utili alle banche che alle PMI

Alle imprese, in termini di liquidità aggiuntiva è arriva pochissimo. La denuncia arriva arriva da due studi

Le garanzie statali per la liquidità alle imprese fanno bene solo alle banche che, grazie agli interventi del governo, sono riuscite a ridurre la rischiosità e l’esposizione e migliorare la qualità del credito nei loro bilanci. Alle imprese, in termini di liquidità aggiuntiva è arriva pochissimo. La denuncia arriva arriva da due studi.

La denuncia di FABI: banche sempre più “consulenti” per il risparmio

Una analisi condotta dalla FABI, il sindacato di bancari, rivela che il gap fra le garanzie statali concesse nell’ultimo anno (circa 190 miliardi) e lo stock di prestiti concessi dalle banche (circa 52 miliardi) è andato a sostituire linee di credito “in essere”,’ cioè vecchi prestiti, e non per erogare liquidità aggiuntiva alle imprese. banche, in sostanza, hanno sfruttato la misura per aumentare il grado di copertura dei loro bilanci, alleggerendo il grado di rischio”, come conferma l’enorme ammontare di NPL “smaltiti” nel corso del 2020 pari a circa 33 miliardi, pari al 20% dell’ammontare totale delle sofferenze iscritte a bilancio alla fine del 2019.

Lo studio mostra anche che nei bilanci delle banche c’è stato un “sorpasso”, nell’ambito delle voci di fatturato, delle Commissioni (39,4 miliardi) sugli Interessi (38,7 miliardi). E questo è dovuto al fatto che le banche italiane fanno sempre meno le banche e più attività di vendita e consulenza di prodotti del risparmio gestito ed assicurativi

Lo studio CGIA: effetto garanzie già esaurito

Uno studio della CGIA, associazione rappresentativa di imprese artigiane e PMI, rivela che, fra febbraio 2020 e maggio 2021, lo stock complessivo dei prestiti bancari erogati alle imprese italiane per fronteggiare la crisi economica è aumentato di “soli” 37,1 miliardi di euro, sebbene i prestiti garantiti messi in campo con gli interventi approvati dal secondo Governo Conte ammontino a 197,6 miliardi, in particolare 173,5 miliardi in capo al Fondo di garanzia per le PMI e 24,1 miliardi in capo a SACE.

Questo significa che le garanzie pubbliche hanno sostituito quelle private già in essere prima dell’avvento del Covid ed a sostituire prestiti già erogati, ad esempio con la sostituzione di prestiti a breve con prestiti a medio-lungo termine, non sono realmente andate ad aumentare la liquidità a beneficio delle imprese. Ed il sistema bancario ha utilizzato una parte di questi miliardi anche per abbattere i propri rischi, sostituendo le garanzie private legate ai prestiti che aveva erogato prima dell’avvento di queste novità legislative.

L’analisi di CGIA evidenzia anche che l’aumento dei prestiti alle imprese prodotto dalle garanzie statali, quel qunto che si è tradotto in nuovi prestiti per intenderci, si è già esaurito. Guardando ai dati Bankitalia infatti emerge che, dopo l’introduzione delle misure messe a punto dal Conte bis a marzo 2020, lo stock ha cominciato a crescere raggiungendo il picco massimo a novembre 2020, per poi iniziare una lenta discesa fino allo scorso mese di maggio quando si è attestato a quota 748,7 miliardi di euro.

Anche in questo caso si denuncia che banche con bassa redditività hanno tagliato il credito, che rende sempre meno in termini di interessi attivi, puntando sui servizi finanziari, meno rischiosi.

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