PMI, il social lending ha bisogno di fiducia

Con il mercato creditizio sempre più chiuso verso le PMI, strumenti come il social lending diventeranno sempre più importanti. Ma non mancano i problemi

Negli ultimi mesi si parla sempre di più di social lending, soprattutto dopo l’arrivo in Italia della piattaforma Lendix, una delle più importanti in Europa che ha finanziato centinaia di progetti tra Spagna e Francia. Nonostante gli sforzi di alcune società, il prestito tra privati in Italia ancora stenta a decollare. Secondo i dati degli esperti, il social lending potenzialmente in Italia avrebbe un mercato superiore ai 60 milioni di euro, ma per il momento raccoglie poco più di qualche milione di euro. E i motivi di questi risultati disastrosi (comunque in miglioramento rispetto al passato) sono dovuti principalmente a due fattori: la poca conoscenza dello strumento sia da parte delle PMI sia degli utenti che dovrebbero investire nelle aziende e la mancanza di agevolazioni fiscali.

Dieci anni di social lending

Per le piccole e medie imprese italiane, uno strumento come il social lending potrebbe essere una vera manna dal cielo. Con le banche sempre più restie a concedere fondi alle PMI, utilizzare strumenti finanziari alternativi come l’equity crowdfunding e il social lending è l’unica soluzione possibile. Mentre sull’equity crowdfunding l’Italia è una delle nazioni più avanzate al mondo, anche sotto il punto di vista normativo, lo stesso non lo si può dire nei prestiti tra privati, nonostante le prime piattaforme in Italia siano nate oramai quasi dieci anni fa. Infatti tra il 2008 e il 2009 nacquero Boober e Zopa, due piattaforme per il social lending che però vennero immediatamente bloccate dalla Banca d’Italia a causa della mancanza di una normativa che regolasse il prestito tra privati. Con gli anni il mercato è cambiato e nel 2016 la maggior parte degli investimenti è stato fatto sulla piattaforma BorsadelCredito. Ma dal 2017 le cose sono iniziate a cambiare, grazie soprattutto all’arrivo di nuovi player: uno su tutti Lendix, che in poco più di un mese ha finanziato già tre progetti.

Manca la fiducia

La mancanza di fiducia verso il social lending deriva soprattutto da una non conoscenza dello strumento. Negli ultimi mesi sono molte le piccole e medie imprese che si stanno avvicinando al tema e che cercano informazioni sul reale funzionamento del social lending. Nel caso in cui si riuscisse a far partire l’ingranaggio, il mercato dei prestiti tra privati potrebbe veramente ingranare. Altro problema da affrontare è quello delle agevolazioni fiscali. Mentre altri strumenti, ad esempio i PIR, hanno ottenuto delle agevolazioni, lo stesso non è accaduto per il social lending.

Un pericolo per le banche

Finora gli investitori istituzionali che hanno fanno messo dei soldi in progetti di social lending si contano sulle dita di una mano. Una situazione, quella attuale, che non favorisce chi vuole investire nei prestiti tra privati, ma che nei prossimi mesi potrebbe veramente cambiare faccia. Mettendo in difficoltà anche le banche, che per il momento controllano il mercato del credito delle PMI.

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