Perse 158.000 imprese artigiane in otto anni

L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha calcolato in quasi 400.000 i posti persi a causa della chiusura delle PMI. Gli autotrasportatori i più colpiti

La Cgia di Mestre torna ad analizzare la situazione economica italiana e lo fa pubblicando i risultati di una ricerca sulle piccole e medie imprese artigiane che hanno dovuto abbassare la serranda negli ultimi otto anni. L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha preso come riferimento il 2009, anno dell’inizio della crisi in Italia e in Europa. Negli ultimi otto anni in Italia si contano 158.000 imprese artigiane in meno, con una crisi che continua nonostante il Prodotto Interno Lordo del Paese sia in crescita. A farne la spesa sono soprattutto le botteghe e i negozi di vicinato. Le piccole realtà dell’Italia degli anni Ottanta che oramai stanno scomparendo per far posto ai grandi centri commerciali e alle grandi catene.

Quali sono le aziende che hanno chiuso l’attività

Il dato più interessante riguarda la suddivisione delle piccole e medie imprese che hanno chiuso: 145.000 operavano nell’artigianato, mentre 13.000 nel piccolo commercio. Secondo le stime della Cgia di Mestre, in totale sono stati bruciati circa 400.000 posti di lavoro. Un dato allarmante, che fotografa alla perfezione lo stato dell’occupazione in Italia. Oltre alla crisi, sono anche altri i motivi che hanno costretto i piccoli artigiani a chiudere la propria attività: il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti.

Una discesa senza fine

E la situazione tra il 2016 e il 2017 non è di certo migliorata. Secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, tra il giugno del 2016 e il giugno del 2017 altre 25.604 piccole e medie imprese hanno abbassato la saracinesca. La categoria che ha maggiormente subito la crisi è quella degli autotrasportatori che in otto anni ha visto chiudere il 30% delle aziende. A seguire i falegnami (-27,7%), le imprese edili (-27,6%) e i produttori di mobili. In questa situazione negativa alcuni settori hanno visto aumentare il numero delle aziende: si tratta degli estetisti e parrucchieri, gli alimentari, i taxi, le gelaterie/tavole calde, i designer e i riparatori di macchine.

I dati Regione per Regione

Analizzando le percentuali delle varie Regioni, quelle più penalizzate si trovano tutte al Centro Sud. A guidare la classifica la Sardegna, seguita dall’Abruzzo, Sicilia, Molise e Basilicata. Se, invece, si analizzano i termini assoluti, le Regioni che hanno visto chiudere il maggior numero di aziende sono quelle del Nord, con la Lombardia a guidare il gruppo. Seguita da Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

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