Le PMI italiane stanno bene, lo dice il CNAI

Crescono gli investimenti tecnologici delle PMI così come aumentano le assunzioni di professionisti digitali, bene il Mezzogiorno, piccola crisi, a sorpresa, nel Nord-Est

Come stanno le piccole e medie imprese italiane? Una domanda articolata alla quale non si può dare un’unica risposta. Stando al report annuale del Centro Studi Cnai, però, il dato positivo è la crescente attenzione delle PMI al proprio patrimonio dati e un impegno per il monitoraggio e l’analisi della situazione dell’azienda. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e della digitalizzazione creano un’enorme quantità di informazioni e dati anche in aziende di piccolissime dimensioni. Si tratta di una risorsa che va preservata e monitorata per facilitare la crescita dell’azienda stessa.

Gli strumenti utilizzati dalle PMI

Gli strumenti per l’elaborazione e la gestione dei dati servono per dare uno slancio positivo all’interno delle aziende. Secondo il report il 50% delle PMI che usano questi strumenti è convinta di riuscire a ottenere ottimi risultati nel breve e medio periodo. Mentre il 25% di chi non usa queste strumentazioni vede il futuro dell’azienda in maniera negativa.

Mercati internazionali

Essere aperti alle nuove tecnologie poi dà alle aziende un respiro internazionale. Tanto che secondo il Cnai il 40% delle PMI che investe sulle novità tecnologiche ha avuto l’occasione per entrare in un mercato extra italiano. Le piccole e medie imprese che lavorano in maniera più tradizionale hanno ricevuto solo nel 20% dei casi un’opportunità su un mercato internazionale. In questo campo l’Italia è sullo stesso livello degli altri Paesi europei. Un aspetto molto importante che sottolinea l’ottima presa di coscienza da parte delle PMI del Bel Paese.

Flussi di dati

Utilizzare i flussi di dati inoltre è una delle tecniche più usate, nel 50% dei casi stando al report Cnai, per affrontare le cosiddette crisi cicliche di settore. Analizzare i dati a disposizione permette anche di ampliare la propria offerta per attrarre nuova clientela senza perdere la fiducia di quella già affezionata ai prodotti dell’azienda. Solo il 15% delle aziende che non hanno utilizzato strumenti d’analisi per i flussi di dati sono riuscite nell’ultimo anno a rimanere competitive all’interno del proprio mercato.

Interesse all’assunzione

A differenza di quanto si possa pensare la maggior parte delle PMI italiane in buono stato di salute sono fortemente propense alle assunzioni. In maniera particolare sono ricercate delle figure in grado di dare respiro internazionale all’impresa e soprattutto coloro che possiedono le cosiddette high skill, ovvero delle competenze specifiche o altamente specializzate in settori di nicchia. Ma spesso sono ricercate con interesse anche figure dirigenziali con determinate caratteristiche e esperienze. Ovviamente le principali figure professionali con alte capacità riguardano le nuove professioni digitali, non a caso gli esperti in questo settore hanno costituito l’82% dei nuovi assunti nell’ultimo anno. Parliamo di progettisti, tecnici web e amministratori di sistemi in maniera più significativa.

I giovani

Tra i nuovi assunti e tra i più interessati alle professioni digitali ci sono ovviamente le nuove generazioni. E i giovani caratterizzano anche la crescita delle imprese nell’ultimo anno. Gran parte delle nuove PMI fondate negli ultimi dodici mesi sono guidate da imprenditori under 35. Non a caso le aziende giovanili hanno avuto un incremento del 10%, sempre rispetto al 2015. In grandi numeri si tratta della nascita di 64 mila nuove aziende con a capo un imprenditore con meno di 35 anni.

La crescita del Sud Italia

Tra le aziende più in difficoltà e con un maggior numero di fallimenti o di cessazioni d’attività si trovano i settori più tradizionali, come l’impresa edile e in generale il comparto delle costruzioni. Interessanti invece i dati del saldo tra nuove aziende e aziende chiuse o fallite nelle varie aree geografiche dell’Italia. A farla da padrone in questo campo è il Sud. Sono 23 mila le nuove realtà nel Mezzogiorno e 13 mila quelle al Centro. Il Nord-Ovest del Paese fa registrare un saldo positivo di 6 mila unità mentre, con grande sorpresa, il Nord-Est, storica zona imprenditoriale dello Stivale, ha perso 200 aziende facendo registrare cosi un saldo negativo dello 0,1%.

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