CNA, in dieci anni scomparse oltre 500.000 micro imprese

Nel 2017 l’occupazione è tornata agli stessi livelli del 2007, ma la forza lavoro è profondamente cambiata: sono scomparsi collaboratori e lavoratori in proprio, che in parte sono stati riassorbiti tra i lavoratori dipendenti

Un grido di allarme arriva dal report del Centro Studi della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) sulla situazione occupazionale dell’Italia: negli ultimi dieci anni sono scomparsi oltre 500.000 lavoratori in proprio, ovvero una delle colonne portanti dell’economia italiana. I lavoratori in proprio sono i tanti piccoli imprenditori che hanno dato vita alle micro imprese su cui per decenni si è fondata l’economia del Bel Paese. Parliamo dell’idraulico, dell’elettricista e del fabbro, tutti lavori che oramai stanno scomparendo e che sono stati parzialmente sostituiti dalla terziarizzazione dell’economia. La crisi economica ha indebolito il sistema economico italiano e solamente negli ultimi due anni il PIL è tornato a crescere e le aziende hanno ricominciato ad assumere. Come testimoniano i dati del Centro Studi della CNA il 2017 è stato un anno ottimo sotto questo punto di vista, con il livello dell’occupazione che è tornato agli stessi livelli del 2007 (nel quadriennio 2014-2017 sono state assunte 998.000 persone). Ma nello stesso periodo, il lavoro indipendente ha lasciato sul campo 668.000 posti di lavoro, che difficilmente verranno recuperati nel breve periodo.

I dati sull’occupazione del Centro Studi della CNA

In 10 anni (2007-2017) il numero di occupati in Italia è rimasto pressoché lo stesso: dopo il calo avvenuto tra il 2008 e il 2013 a causa della crisi economica, dal 2014 le aziende del Bel Paese hanno ricominciato da assumere e hanno recuperato terreno. Ma in questi dieci anni sono cambiate profondamente le caratteristiche dell’occupazione: il lavoro indipendente ha perso importanza, mentre è aumentata la percentuale di lavoratori dipendenti. Questo è il frutto delle politiche del Governo che ha investito sul Jobs Act e sul decreto Poletti per convincere le aziende a tornare ad assumere, sia con contratti a tempo determinato sia indeterminato. A farne le spese sono stati i collaboratori esterni delle aziende che nella maggior parte dei casi sono stati assunti all’interno delle imprese e gli artigiani delle piccole città che in questi dieci anni sono stati costretti a chiudere la propria attività. Il lavoro indipendente è passato dal pesare il 26,1% dell’occupazione totale al 23,2%.

Come è cambiato il lavoro indipendente

Il famoso popolo delle “Partite IVA” ha perso oltre 600.000 unità in dieci anni. Gli imprenditori sono diminuiti in dieci anni del 13,7% perdendo oltre 40.000 unità. Lo stesso discorso vale per i lavoratori autonomi (le micro e piccole imprese), che come abbiamo già detto, sono diminuiti di oltre 500.000 posti di lavoro. Anche i collaboratori esterni delle aziende (i consulenti) hanno subito un tracollo perdendo oltre 200.000 unità. I coadiuvanti familiari hanno visto scomparire 125.000 persone. Gli unici a uscire rafforzati dalla crisi sono i liberi professionisti che sono aumentati di 273.000 unità.

I dati diffusi dalla CNA sono preoccupanti, soprattutto per il fatto che nonostante la ripresa economica i dati sui lavoratori indipendenti non hanno mostrato segni di miglioramento. Anzi. Sono continuati a peggiorare. Ci sono ancora molti italiani che vorrebbero lavorare in proprio ma che a causa delle difficili condizioni economiche sono obbligati a rifugiarsi nel lavoro dipendente. Questo sarà uno dei problemi che il prossimo Governo sarà chiamato ad affrontare.

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