Nuovi aiuti alle imprese: ecco chi può averli, tutti i requisiti

Un nuovo decreto firmato dal ministro Giorgetti sblocca altri 2,5 miliardi di euro per le imprese innovative in Italia

Via libera al decreto firmato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per nuovi aiuti alle startup e alle PMI innovative. Varato il 26 luglio scorso, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 settembre, questo nuovo provvedimento assegna a CDP Venture Capital Sgr 2 miliardi di euro per il sostegno e il rafforzamento degli investimenti in startup e PMI innovative, con l’obiettivo di favorire, in una fase estremamente delicata per la nostra economia, la crescita complessiva dell’ecosistema dell’innovazione in Italia.

Già a dicembre 2018 era stata prevista un’operazione di rilancio dell’intervento pubblico a sostegno del mercato italiano del venture capital, attraverso la razionalizzazione dei diversi interventi nazionali esistenti in materia, che sono stati accorpati in un unico grande strumento, e l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, del cosiddetto Fondo di sostegno al Venture Capital.

Quanto spetta

L’assegnazione avviene in attuazione del decreto Infrastrutture ed è accompagnata dall’ulteriore stanziamento di 550 milioni di risorse, previsto dal PNRR, per supportare i processi di transizione ecologica e digitale attraverso fondi di investimento dedicati denominati Green transition fund e Digital transition fund.

Si tratta quindi complessivamente di oltre 2,5 miliardi, a cui si aggiungeranno altri 600 milioni allocati da Cassa Depositi e Prestiti e investitori terzi, come previsto dal decreto Infrastrutture. Risorse che andranno a incrementare l’attuale dotazione di CDP Venture Capital, che è pari a 1,8 miliardi, spiega Giorgetti.

Un significativo apporto di risorse che fungeranno da volano per la crescita del mercato del venture capital italiano, che nell’ultimo anno ha superato i 1,9 miliardi di euro, facendo registrare un +221% rispetto al 2020.

Ma vediamo bene a chi spettano i nuovi aiuti (qui trovate invece i nuovi aiuti alle PMI per il cosiddetto Green New Deal).

Quali imprese possono definirsi startup e accedere ai nuovi aiuti

I 2,5 miliardi stanziati dal MISE spettano, dicevamo, a startup e PMI innovative. Le startup innovative godono di un quadro di riferimento dedicato, in materia ad esempio di semplificazione amministrativa, mercato del lavoro, agevolazioni fiscali e diritto fallimentare. Molte di queste misure sono estese anche alle PMI innovative, cioè a tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione o dall’oggetto sociale.

Quali caratteristiche devono avere le imprese per definirsi startup o PMI innovative e accedere agli aiuti, e quali differenze sussistono tra loro?

Una startup è un’impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita e rappresenta per questo uno dei punti chiave della politica industriale italiana. E’ una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che rispetti alcuni specifici requisiti. Eccoli:

  • è un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
  • ha residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
  • ha fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
  • non è quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione
  • non distribuisce e non ha distribuito utili
  • ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
  • non è risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

Inoltre, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 di questi 3 requisiti soggettivi:

  • sostiene spese in Ricerca e Sviluppo e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione
  • 2impiega personale altamente qualificato, con almeno 1/3 di dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale
  • è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

Qui tutti i nuovi aiuti alle imprese approvati nel decreto Aiuti bis.

A quali agevolazioni hanno diritto sempre le startup

Le startup hanno sempre diritto a una serie di agevolazioni a partire dalla data di iscrizione e per un massimo di 5 anni a decorrere dalla loro data di costituzione. Con il decreto Rilancio e durante la pandemia sono state introdotte altre misure per il rafforzamento e sostegno dell’ecosistema delle startup innovative.

Ecco le principali:

  • incentivi fiscali all’investimento nel capitale di startup innovative
  • accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI
  • finanziamenti agevolati per startup innovative localizzate sul territorio nazionale (Smart & start Italia)
  • trasformazione in PMI innovative senza soluzione di continuità
  • esonero da diritti camerali e imposte di bollo
  • raccolta di capitali tramite campagne di equity crowdfunding
  • servizi di internazionalizzazione alle imprese tramite l’ICE
  • deroghe alla disciplina societaria ordinaria
  • disciplina del lavoro flessibile
  • proroga del termine per la copertura delle perdite
  • deroga alla disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica
  • remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale
  • esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per compensazione dei crediti IVA
  • procedure semplificate in caso di insuccesso della propria attività (cosiddetto Fail Fast).

Quali PMI possono definirsi innovative

Le startup possono godere dei benefici previsti entro i 5 anni dalla loro costituzione: trascorso questo periodo, hanno la possibilità di trasformarsi in PMI innovative, senza perdere i benefici disponibili.

Non è previsto alcun limite di età per le imprese che vogliono accedere alla sezione speciale delle PMI innovative. Inoltre, allo status di PMI innovativa si può accedere direttamente dallo status di startup innovativa senza soluzione di continuità, così facendo è possibile continuare a godere dei benefici previsti per entrambe le imprese.

Una PMI innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, che rispetti questi requisiti oggettivi:

  • residenza in Italia, o in altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
  • ha effettuato la certificazione dell’ultimo bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato
  • non è quotata in un mercato regolamentato
  • non è contestualmente iscritta alla sezione speciale delle startup innovative.

Infine, una PMI è innovativa se rispetta almeno 2 di questi 3 requisiti soggettivi:

  • ha sostenuto spese in Ricerca e sviluppo e innovazione pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione
  • impiega personale altamente qualificato, cioè almeno 1/5 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 1/3 con laurea magistrale
  • è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

Le imprese in possesso di determinati requisiti possono accedere allo status speciale tramite autocertificazione del legale rappresentante e godere delle agevolazioni dedicate registrandosi nella sezione speciale dedicata del Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio sul territorio nazionale.

Per conoscere tutte le PMI innovative attualmente iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese, potete consultare la vetrina #ItalyFrontiers.

A quali agevolazioni hanno diritto sempre le PMI innovative

Le principali agevolazioni, oltre alle misure Covid, riconosciute alle PMI innovative sono:

  • incentivi fiscali all’investimento nel capitale di PMI innovative
  • accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI
  • esonero da imposte di bollo per gli atti depositati presso la Camera di Commercio
  • raccolta di capitali tramite campagne di equity crowdfunding
  • servizi di internazionalizzazione alle imprese attraverso l’ICE
  • deroghe alla disciplina societaria ordinaria
  • proroga del termine per la copertura delle perdite
  • deroga alla disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica
  • remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale.

Come funziona il Fondo di sostegno al Venture Capital

CDP Venture Capital, partecipata al 70% da CDP Equity, la holding di investimenti controllata da Cassa Depositi e Prestiti, e al 30% da Invitalia, opererà consolidando le strategie di investimento attuali attraverso il rafforzamento dell’attività dei fondi operativi e, contemporaneamente, andrà ad ampliare il proprio raggio d’azione con il lancio di nuovi strumenti dedicati ad accelerare la crescita di tutti gli attori del mercato dell’innovazione.

Come funziona il Fondo di sostegno al Venture Capital? Il Fondo opera, secondo le decisioni di volta in volta adottate dalla SGR:

  • effettuando investimenti in Fondi target diretti o in Fondi target indiretti
  • effettuando co-investimenti con uno o più Fondi target in Fondi di terzi, e/o nel capitale di rischio o nel debito di PMI
  • sottoscrivendo quote di altri fondi di investimento promossi e gestiti da istituzioni finanziarie di sviluppo dell’Unione europea che abbiano una politica di investimento coerente con le finalità e gli ambiti specificati nel decreto.

La sottoscrizione delle quote del Fondo da parte del MISE è condizionata alla sottoscrizione da parte di altri investitori professionali, inclusa Cassa Depositi e Prestiti e le sue società direttamente o indirettamente partecipate, di risorse aggiuntive per almeno il 30% della sottoscrizione del Ministero nel Fondo.