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Smart Working – Libertà di lavorare

Il punto della situazione in Italia e le soluzioni da adottare anche per le PMI

Anche in Italia negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più la possibilità di lavorare smart come avviene in molte aziende americane. Infatti, tutto fa pensare che ben presto anche da noi sarà possibile lavorare fuori dall’ufficio, scegliendo le proprie modalità e i propri orari, con più semplicità. Merito della cosiddetta Legge Lavoro Agile (Legge 81/2017), pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel maggio 2017 e pensata per regolare questa nuova modalità di approccio al mondo del lavoro favorita anche dallo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni. Senza computer, smartphone, connessione a Internet e adeguati supporti software, il lavoro agile sarebbe di fatto impossibile.

Il quadro legislativo europeo e italiano

La Legge si inserisce comunque in un solco legislativo europeo tracciato inizialmente dal Parlamento britannico e poi proseguito da quello olandese e francese. I britannici, in particolare, sono i precursori dello smart working, avendo approvato una legge ad hoc già nel 2014 (la Flexible Working Regulation). Questa legge dà la possibilità ai dipendenti con almeno 26 settimane di anzianità lavorativa (più o meno 6 mesi) di avanzare una richiesta per accedere a forme di lavoro flessibile secondo le proprie necessità (non solo smart working, ma anche lavoro part-time e telelavoro). I Paesi Bassi approvano una legge analoga nel 2016 e, sebbene non si applichi alle microimprese (quelle con meno di 10 dipendenti), dà la possibilità ai dipendenti di modificare l’orario di lavoro e le ore di lavoro contrattuali e di scegliere un luogo differente dall’ufficio o dalla sede aziendale dove poter svolgere il proprio lavoro. In Italia, invece, la legge definisce lo Smart Working come un accordo individuale e reversibile tra datore di lavoro e dipendente, nel quale si possono stabilire nuovi orari e luoghi per svolgere le sue mansioni. Al dipendente, inoltre, è riconosciuto il diritto alla disconnessione, favorendo un uso equilibrato dei mezzi di lavoro e di comunicazione digitali.

Smart Working, a che punto siamo in Italia

Come già accennato, la Legge sul Lavoro Agile ha avuto il merito di dare un inquadramento legislativo a una modalità lavorativa utilizzata già da diverso tempo nel nostro Paese. Non ci si deve stupire, dunque, se i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano pubblicati nel report 2017 (pubblicati pochi mesi dopo l’approvazione e pubblicazione della Legge sul Lavoro Agile) mostrano una situazione molto composita e in rapida trasformazione.

Secondo i dati del report del Politecnico di Milano del 2017, il 36% delle grandi aziende italiane (quelle con più di 250 dipendenti o un fatturato superiore ai 50 milioni di euro) ha già avviato progetti strutturati di smart working, che vanno a influire su aspetti come flessibilità di luogo e di orario, ripensamento degli spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto. Ben il 50%, invece, si è detta pronta ad avviare un progetto del genere a stretto giro di posta. Differente la situazione sul fronte delle PMI. Anche se l’interesse verso il lavoro agile cresce in maniera pronunciata, sono ancora poche le piccole e medie imprese ad aver messo in piedi progetti strutturati di smart working (appena il 7%). Situazione analoga nella Pubblica Amministrazione, dove il lavoro agile sta appena muovendo i primi passi.

Come favorire la diffusione del lavoro agile

Dal report 2017 dell’Osservatorio Smart Working del Polimi emergono anche le aree di intervento per favorire la diffusione dello smart working tanto nel settore privato quanto in quello pubblico. Le leve di progettazione sulle quali intervenire, si legge nel report, sono: le policy organizzative; il layout fisico degli spazi di lavoro e tecnologie digitali. Queste ultime, in particolare, potrebbero rappresentare un freno all’adozione dello Smart Working da parte di imprese piccole e piccolissime.

Gli investimenti richiesti in strumentazione tecnologica e dotazione software sono, spesso, un ostacolo per molte aziende ancora alle prese con i postumi della crisi economica e finanziaria globale. Per questo motivo, suite integrate come TIM Work possono rappresentare la soluzione ideale per quelle aziende che vorrebbero realizzare progetti di lavoro agile ma sono costrette a fare i conti con la realtà. TIM Work, tramite un sistema di condivisione e connessione integrato, mette a disposizione dello smart worker una postazione di lavoro digitale dalla quale lavorare da remoto agevolmente. TIM Work offre aree di lavoro condivise, funzioni di chat e chat di gruppo, sincronizzazione di caselle di posta e cloud storage esterni oltre a software di produttività individuale. Tutti strumenti utili a chi lavora da remoto e ha necessità di restare in contatto con i propri colleghi anche se si trova a centinaia di chilometri di distanza.

In collaborazione con TIM

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