Pensioni, Quota 100 promossa o bocciata? Gli effetti sulla ripresa

Il bilancio del modello pensionistico introdotto col governo Conte I e l'impatto sul mercato del lavoro

Giunta a scadenza a fine anno, Quota 100 non verrà confermata, come da intenzioni del governo Draghi, ma verrà sostituita con un altro modello pensionistico che possa limare gli effetti di un eventuale ritorno alla riforma Fornero. Ma qual è il bilancio di questo triennio della sistema previdenziale voluto dal governo Conte I che avrebbe dovuto portare a un ricambio generazionale nel mondo del lavoro con un milione di posti in più?

Pensioni, Quota 100 promossa o bocciata? Gli effetti sul mercato del lavoro

Senza interventi dell’esecutivo, a inizio gennaio 2022 si passerebbe dai 62 anni e 38 di contributi ai 67 e 20 anni di contributi del sistema introdotto dal governo Monti (qui abbiamo parlato dei possibili scenari).

Per questo l’attuale esecutivo sta valutando l’introduzione di Quota 102 (64 anni e 38 di contributi) e Quota 104 (66 anni e 38 di contributi) per “assicurare gradualità nel passaggio alla normalità“, dalle parole del premier Mario Draghi (qui le soluzioni allo studio nella Manovra).

Le resistenze a un ritorno, seppure attenuato, alla riforma del 2011, arrivano da più parti sociali e politiche (qui abbiamo parlato delle criticità di Quota 102 e 104), ma la bocciatura su Quota 100 sembra essere condivisa dai diversi interpreti, da Draghi alla Confindustria, tranne dalla Lega che difende la misura tanto cara al partito di Matteo Salvini.

Pensioni, Quota 100 promossa o bocciata? Lo studio

La tendenza al rimbalzo economico post-pandemia sembrerebbe infatti risentire anche degli effetti prodotti dall’attuale sistema pensionistico.

In comparti come l’industria edile, quella manifatturiera, nell’agricoltura o nei servizi d’accoglienza, le aziende segnalano un calo dell’offerta di lavoratori, nonostante l’occupazione sia ai livelli minimi da anni.

Conseguenze dirette dell’emergenza sanitaria, ma secondo uno recente studio pubblicato da quattro economisti della Banca d’Italia, Francesco D’Amuri, Marta De Philippis, Elisa Guglielminetti e Salvatore Lo Bello, imputabile anche a Quota 100, che avrebbe influito sulla disponibilità di manodopera.

In un Paese come l’Italia che soffre cronicamente di un basso tasso di occupazione, il sistema pensionistico introdotto nel 2019 avrebbe un impatto negativo non solo sui conti pubblici ma anche sul reperimento di nuovi assunti da parte delle imprese.

Nello studio i quattro economisti hanno analizzato la situazione del mercato del lavoro in diversi Paesi occidentali, distinguendo tra fenomeno “strutturale” e “naturale”.

Affinando i dati dallo shock recessivo causato dalla pandemia, gli studiosi sono riusciti a stimare il peso di Quota 100 sul calo del tasso di occupazione, avvenuto “in gran parte a causa di un aumento nei flussi di pensionamento indotta da una riduzione temporanea nei requisiti di accesso alla pensione“.

Nonostante secondo i quattro economisti l’impatto del sistema pensionistico sul mercato del lavoro in Italia sia da considerare “leggero”, la riduzione degli occupati si è, infatti, cominciata a registrare “già nel 2019 quando la cosiddetta Quota 100 è entrata in vigore”.

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