INPS: 17,8 milioni di pensioni, il 70% sotto i 1.000 euro

L'INPS ha pubblicato il nuovo Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento con i dati delle pensioni liquidate nel 2018 e a inizio 2019

Secondo l’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’INPS, relativi al 2018 e primo timestre 2019, sono stati erogati quasi 18 milioni di pensioni, il 70% dei quali inferiori ai 1000 euro.

I nuovi dati dell’INPS, pubblicati il 18 aprile 2019, parlano di un importo complessivo stanziato per le pensioni di 204,3 miliardi di euro, con 12,6 milioni di assegni mensili inferiori ai 1000 euro, tenendo conto però del singolo trattamento e non dell’assegno complessivo medio dei pensionati, spesso titolari di più pensioni.
L’INPS restituisce una situazione che prevede pensioni previdenziali erogate soprattutto nel Nord del paese, mentre al Sud prevalgono quelle assistenziali. Su 17,8 milioni di pensioni quasi quattro milioni sono trattamenti assistenziali (assegni sociali, pensioni agli invalidi civili, indennità di accompagnamento) e tra questi quasi la metà (il 47,7%) è erogato in Regioni del Sud e nelle Isole.

Sul primo trimestre 2019 ancora non si fanno sentire gli effetti della Quota 100 con divieto di cumulo, entrata in vigore effettivamente dal 1 aprile 2019. Quest’anno è previsto, inoltre l’innalzamento del requisito d’età per gli assegni sociali a 67 anni, con una quantità di assegni richiesti nei primi mesi del 2019 pari a 3.199 , una quantità molto più ridotta rispetto ai 10.665 dello stesso periodo dell’anno scorso, sempre considerando solo over 67.
Per quanto riguarda il peso delle pensioni di invalidità su quelle di vecchiaia, l’indicatore statistico risulta più elevato nel 2019 rispetto all’analogo valore del 2018.

Questi dati arrivano proprio quando si riaccende il dibattito riguardo le pensioni con i primi pensionamenti anticipati introdotti con la Quota 100, entrate in vigore effettivamente con i primi provvedimenti dal 1 aprile 2019, che riguarda coloro che abbiano almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati.
Nei confronti di questo provvedimento CGIL, CISL e UIL avevano chiesto al governo, con una nota congiunta del 28 marzo, che si trattasse solo dell’inizio di un percorso più ampio che consenta anche il pensionamento a 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.
Secondo i sindacati, rimangono ancora diverse questioni non risolte all’interno del sistema previdenziale ancora da affrontare, perché ci sia una vera e propria riforma del sistema, a cominciare dalla garanzia di una reale flessibilità dei lavoratori, oltre a riconoscere il lavoro delle donne e di cura, il diverso peso dei lavori gravosi e usuranti e la garanzia ai giovani lavoratori e tutti coloro con percorsi lavorativi deboli e discontinui, di assegni pensionistici adeguati. Si chiede anche l’istituzione di commissioni per valutare l’usura delle diverse professioni e per l’analisi della composizione di spesa previdenziale e assistenziale, di risolvere la questione esodati e di promuovere lo sviluppo della previdenza complementare tramite fondi pensione contrattuali, per tutti i lavoratori. Il Governo attuale quindi, oltre alla Quota 100 deve fare ancora molta strada, soprattutto per evitare che la maggioranza degli anziani debbano fare i conti con una pensione mensile inferiore ai 1000 euro al mese, e possano vivere in situazioni economiche decorose.

INPS: 17,8 milioni di pensioni, il 70% sotto i 1.000 euro