Renzi: con Ape in pensione anticipata a 63 anni. Con penalità

Chi vuole lasciare il lavoro prima dellʼetà pensionabile lo potrà fare, con una decurtazione economica

Matteo Renzi apre definitivamente alla pensione anticipata e annuncia l’arrivo della cosiddetta Ape. La nuova flessibilità in uscita dal lavoro è prevista nella prossima legge di Stabilità 2017 consentirà il pensionamento anticipato con criteri selettivi e penalizzazione dell’assegno a chi ha almeno 63 anni, ossia i nati nel 1951, ’52 e ’53.

Lo ha annunciato il premier in occasione del suo appuntamento settimanale, insieme alla riduzione le fasce dell’Irpef per abbassare la tassa sui redditi e l’abolizione del bollo auto.

CHE COS’E’ – “Si chiamerà Ape, c’è già il simbolo e il logo” e “con la stabilità del 2017” consentirà di “anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo”. Renzi non ha fornito altri dettagli ma ha sottolineato che l’obiettivo è venire incontro a quei lavoratori (“sfigati”, li ha definiti scherzosamente) “che stavano per andare in pensione” ma, a causa dello “scalone secco” introdotto dalla riforma Fornero, hanno “perso il treno”.

COME FUNZIONA – Tra qualche settimana si dovrebbero conoscere più dettagli, ma si tratterebbe di un anticipo sulla pensione di tre anni al massimo, con una penalizzazione diversificata a seconda del livello di reddito del lavoratore. Inoltre, si agirebbe solo sulla parte retributiva del montante versato negli anni di lavoro poiché la quota contributiva già prevede un meccanismo implicito di penalizzazione in caso di ritiro anticipato.
L’impegno finanziario dello Stato sarebbe diversificato a seconda delle platee. Almeno tre: della prima farebbe parte chi, per motivi personali, vuole andare in pensione prima; la seconda riguarda coloro che hanno perso il lavoro ma non hanno ancora i requisiti; la terza quei lavoratori che l’azienda vuole prepensionare. Nel primo caso, la penalizzazione sarebbe più forte, nel secondo i soldi ce li metterebbe soprattutto lo Stato e, nel terzo, l’azienda.
L’idea è quella di un finanziamento-ponte sostenuto dal sistema del credito, che poi rientrerebbe grazie ai mini-rimborsi dell’Inps con le trattenute sulla pensione finale, mentre lo Stato farebbe da garante. Obiettivo: creare un mercato dei prestiti pensionistici. Nel pacchetto potrebbe entrare anche una semplificazione del prepensionamento per i lavori usuranti.

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