Pensioni, si apre il fronte dei lavori usuranti

Poi ancora i baristi, i bar “aprono presto alla mattina” e se ci sono “dieci persone che chiedono il caffè” non possono andare a fumarsi una sigaretta.
E i ballerini degli enti lirici. Angeletti si è detto d’accordo con chi propone di mandarli in pensione a 45 anni, anche se “sono pochissimi”.

Certo, chi ha fatto del ballo una professione non supera le trecento unità in tutto il paese.
Numeri diversi se si applicassero i criteri dello stress e dei turni alla generalità dei lavoratori. Si passerebbe dagli attuali 320 mila a parecchi milioni di lavoratori.

Con tutta probabilità, facendo due calcoli, i lavori non usuranti rischierebbero di essere la minoranza.
Nonostante il noto sindacalista,  bontà sua, faccia delle eccezioni. Professori universitari, piloti d’aereo, politici. Gli stessi sindacalisti. Casi in cui diventa possibile ipotizzare un età più alta per andare in pensione. Anche se “il principio base dovrebbe essere generale: la liberà di scelta se andare in pensione o restare al lavoro…”
Tanto per non esagerare

Nella tormentata trattativa delle pensioni ecco spuntare, dunque, un nuovo ostacolo. E in un paese rissoso, fatto di parrocchie e campanili come il nostro, era immaginabile che fosse così.
Anzi su questo fronte siamo all’inizio. Ammesso che si arrivi a un accordo, se passa il principio di escludere, da qualsiasi ritocco, i lavori usuranti, la bagarre si sposterà proprio su questo terreno.

Ieri Ferrero, oggi Angeletti. Domani partiti e sindacati. Ci sarà la conta degli iscritti e delle attività lavorative che rappresentano. Per poi “infilarle” nella white list dello sconto d’età.
La battaglia di retroguardia sull’abolizione dello scalone continua. Con tanti saluti alle riforme e al futuro delle nuove generazioni di lavoratori.

Fabio Cavallotti

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