Pensioni. Ipotesi di riforma

Coefficienti in cambio dello scalone

Sicuramente sarà abolito lo scalone introdotto dalla legge Tremonti-Maroni (quello che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile a 60 anni dal 2008). Questa soluzione è chiaramente indicata nel programma elettorale dell’Unione ed ben accettata dai sindacati.

Ma la coesione nella maggiornza e con le parti sociali finisce qui. Le ipotesi di riforma, necessarie per mantenere in equilibrio il sistema e per recuperare la perdita di gettito garantita dallo scalone, sono già state oggetto di critica.

Il progetto di ridefinizione della previdenza, in corso di elborazione presso i tecnici dell’Economia, prevede l’introduzione di tre scalini, ovvero un innalzamento dell’eta – ritenuto inevitabile – più morbido. Dal 2008 l’uscita dal lavoro passerebbe da 57 a 58 anni, per salire a 59 nel 2010 e quindi a 60 nel 2012 (e non nel 2008 come previsto dalla legge Tremonti-Maroni). Una soluzione diversa potrebbe essere l’introduzione del sistema delle quote, stabilite sommando l’età e gli anni di contribuzione. Dal 2008 si andrebbe in pensione al raggiungimento della quota 93, 57 anni di età e 36 di contributi, o 58 anni e 35 di contributi. Nel 2010 si passerebbe a 94 e nel 2012 si raggiungerebbe la quota 95.

Sulla revisione dei coefficienti, Padoa-Schippoa e lo stesso premier, Romano Prodi, hanno già dato parere favorevole. E anche in questo caso l’obiettivo è trovare una soluzione “morbida”, introducendo meccanismi di solidarietà a carico delle pensioni più alte, tutelando quelle più povere e fissando meccanismi di protezione contributiva per i lavoratori precari.
Allo studio ci sarebbe anche l’ipotesi di consentire ai lavoratori più giovani il riscatto a basso costo degli anni di università.

Mal di pancia

“Non sarà una passeggiata”, Guglielmo Epifani, segretaro Cgil, non poteva essere più chiaro. E certamente il percorso dell’esecutivo verso la riforma delle pensioni presenterà molti ostacoli. I presupposti ci sono tutti.

Va trovata una soluzione con i sindacati, attualmente fermi nel rifiutare la rimodulazione di coefficienti. Sembra, invece, meno aspro il confronto sull’età pensionabile e sull’introduzione dei tre scalini

Ma la compagine di maggioranza dovrà afforntare anche la forte opposizone interna. Dal segretario di RifondazioneFranco Giordano, è arrivato un “no” secco all’aumento dell’età minima per andare in pensione e al taglio dei coefficienti. L’obiettivo, ripete da tempo Giordano, deve essere spostato “sull’risarcimento sociale, insieme con la lotta alla precarietà e all’innalzamento delle pensioni di base”. Ancora più duro Gianni Pagliarini dei Comunisti italiani e presidente della Commissione lavoro alla Camera, che giudica la revisione dei coefficenti un dramma sociale non sostenbile dai lavoratori.

Il governo, alla fine, dovrà ancora una volta fare i conti con la ridotta coperta parlamentare. A una prima valutazione l’esiguità della maggioranza rapportata all’obiettivo – riforma delle pensioni, tenendo sotto controllo la spesa – appare poco realizzazabile. A meno che si peschi tra le fila dell’opposizione – ipotesi poco realizzabile – oppure si partiscorsca un semplice riaggiustamento di basso profilo, ad oggi l’ipotesi più probabile -.

Fabio Cavallotti

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