Pensioni, è necessario lavorare di più

E' questa la proposta del tavolo dei "Volenterosi" che riunisce i riformisti dei due poli. Intanto la Ragioneria dello Stato lancia l'allarme sulla crescita incontrollata della spesa previdenziale

 

Voglia di riforme e difficoltà dei conti pubblici. Il dibattito sulle pensioni continua a muoversi lungo questi due binari che, per ora, non riescono a trovare un punto di contatto.

L’ultimo rilancio, in ordine di tempo, arriva dal cosiddetto tavolo dei “Volenterosi“. Il consesso, a cui aderiscono gli esponenti riformisti di tutti i partiti, si è riunito per la prima volta lunedì sera a Milano per discutere di liberalizzazioni, welfare e pubblica amministrazione. Sul tema della previdenza la proposta formulata è stata quella di innalzare l’età pensionabile e destinare le maggiori risorse che saranno ricavate al rafforzamento dello stato sociale.

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SUL TFR E LA PREVIDENZA INTEGRATIVA?

L’ipotesi di lavoro, sui cui i partecipanti hanno manifestato l’intenzione di lavorare per trovare le necessarie convergenze politiche, ha avuto il via libera anche dall’ex segretario della Cisl Savino Pezzotta.

“Penso che innalzare l’età pensionabile e utilizzare le risorse risparmiate per costruire un nuovo sistema di ammortizzatori sociali sia un’idea condivisibile” ha detto Pezzotta concludendo i lavori del tavolo dei “Volenterosi”.

Una scommessa vedere quanta strada farà questa proposta.
Attualmente, di certo, c’è il nuovo allarme sui conti lanciato dalla Ragioneria dello Stato. Secondo l’organo contabile solo rispettando lo scalone del 2008 (in pensione a 60 anni) e rivedendo al ribasso i coefficienti di trasformazione (il moltiplicatore delle somme accantonate nel corso di vita lavorativa per calcolare la pensione lorda) si potrà evitare l’esplosione della spesa.
Se, dal 2008, rimarrà il limite dei 60 anni per la pensione di anzianità e, contemporaneamente, si abbasseranno i coefficienti, la spesa previdenziale crescerà nei prossimi trent’anni di circa un punto di Prodotto interno lordo (Pil), passando dal 14,1% del 2005 al 15,1% del 2035.
Situazione, invece, ben diversa nel caso rimanessero immutati i coefficienti. La spesa, a partire dal 2020, schizzerebbe all’insù fino a sfiorare nel 2050 una percentuale sul Pil del 15,8%.

Numeri che rendono sicuramente difficile per l’esecutivo centrare il duplice obiettivo di abolire lo scalone, che a regime sarà in grado di generare un risparmio di circa 9 miliardi di euro, e di contenere la crescita della spesa.
Ma la riforma delle pensioni non può essere rinviata all’infinito. Sarebbe, altrimenti, troppo alto il prezzo da pagare, anzi in parte lo è già. Come ha detto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, l’ipetrofia del sistema previdenziale è un macinio che di fatto impedisce di realizzare interventi di protezione sociale.

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