Fondi pensione: ottimi rendimenti, nonostante i costi

In media le performance sono sensibilmente superiori a quelle garantite dalla liquidazione. Attenzione, però, alle spese da sostenere

 

Non c’è alcun dubbio. I fondi pensione, sia aperti sia chiusi, rendono nettamente di più rispetto alla liquidazione. Un dato da non trascurare per gli 11 milioni di lavoratori che, entro il 30 giugno, dovranno decide se e come investire la liquidazione.

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Fondi chiusi

Nel 2006 il rendimento netto medio dei fondi pensione chiusi (quelli contrattuali) è stato del 4%, in ribasso rispetto al 7,9% del 2005, ma comunque ben più alto di quello garantito dal Tfr che, per legge, si attesta al 2,5% (1,5%, più il 75% del tasso ufficiale dell’inflazione).
Risultati positivi confermati anche nel medio periodo. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2006, due dei tre fondi di categoria attivi dal duemila hanno realizzato un rendimento superiore al 21,3% offerto dal Tfr rivalutato.
Si tratta di Fonchim, il fondo dei chimici, con il 26,1% e di Fondonergia, settore energia, con il 25,7%. Peggio ha fatto il fondo dei metalmeccanici, il Cometa, che ha realizzato, sempre nel medesimo periodo, il 20,8%.
Queste performance sono riferite a delle linee d’investimento bilanciate.

Spostandoci, nuovamente, su un orizzonte temporale di breve periodo, va osservato che nel corso del 2006 la quasi la totalità dei fondi pensione chiusi ha ottenuto risultati migliori della liquidazione. Naturalmente esistono significative differenze a seconda del rischio che si è voluto correre. I fondi a maggior contenuto azionario sono quelli che hanno realizzato le performance migliori. In sofferenza, invece, i fondi a basso rischio come quelli monetari o a rendimento garantito.

Per esempio, il Cometa, che con 315 mila iscritti e un patrimonio di 2,7 miliardi di euro e il maggiore dei fondi chiusi, nella linea garantita ha realizzato, nel 2006, solo l’1%, mentre la bilanciata obbligazionaria/azioni il 4,8%.

Fondi aperti

I buoni risultati sono confermati, anzi per molti aspetti sono migliorati, dai fondi pensione aperti (quelli gestiti da banche, assicurazioni e sim). In questo caso, però, alle ottime performance fanno da contraltàre le alte spese di gestione. E’ un elemento da tenere sempre presente al momento di fare una scelta, anche se, generalmente, il bilancio per l’investitore è sensibilmente positivo.

Nel triennio 2003 – 2005 i costi medi dei fondi aperti sono stati del 3,49%, mentre nel 2005 le spese sono ammontate all’1,44%. Per quanto riguarda i rendimenti nei primi 11 mesi del 2006 la media è stata del 2,51%. Un risultato peggiore rispetto al 2005, quando il rendimento si fermato a quota 8,51%, mentre nel triennio 2003 – 2005 ha realizzato un positivo 16,38%.
Questi risultati sono stati pubblicati nel settimanale “Il Mondo” (n. 3/2007) che effettuato un’analisi dei fondi presenti sul mercato italiano, incrociando i dati delle performance e quelli del cosiddetto total expensive ratio, cioè la somma di tutti i costi sostenuti dal fondo in un anno.
Il ter, proprio per le sue caratteristiche rappresenta il miglior indicatore per valutare l’effettiva onerosità di un fondo pensione aperto.

Dall’analisi, che ha coinvolto 52 società di gestione e i 258 comparti d’investimento è emerso che il peso del ter sulle performance lorde (al lordo, cioè, del fisco e dei costi di gestione), nel corso del 2005, è ammontato al 18,8%. Mentre nel triennio 2003 – 2005, con un campione di 243 fondi, la quota è stata del 19,87%.L’onere da sostenere per chi sceglie questa forma d’investimento è notevole. Costi al 20% vuol dire che su 100 euro di guadagno lordo, 20 finiscono in spese.

Bisogna, allora, stare lontani dai fondi aperti? La risposta è assolutamente no. Proprio l’inchiesta del settimanale Rcs ci dice che spesso a spese sostenute corrispondono dei rendimenti di notevole interesse.

Bisogna avere ben chiaro il rischio che si vuole sostenere. Si possono scegliere linee d’investimento prudenti oppure altre più esposte al capitale di rischio. In ogni caso la riforma del Tfr costringe tutti gli interessati sia ad apprendere le nozioni basi di economia finanziaria sia  a controllare gli andamenti e le performance dei prodotti presenti sul mercato. Da ciò si possono trarre preziosi indizi, anche se, e questo non deve essere mai dimenticato, risultati e rendimenti sono per forza legati al passato, prossimo e remoto.
Nessuno e nulla può dare la garanzia assoluta che anche per il futuro si possano ripetere le medesime vantaggiose condizioni. Anche se un buon fondo, con ottimi rendimenti nel lungo termine, ha buone probabilità di realizzare risultati anche per gli anni a venire.

(F.C.)

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