Pensioni, incentivi per rimanere al lavoro

Con tutta probabilità la strada percorsa dall'esecutivo punterà ad alzare l'età su base volontaria. Come contrappeso sono previsti l'adeguamento delle minime e un ammorbidimento della riforma Tremonti - Maroni.

 

Un delicato gioco di equilibrismo. Sarà questa la prova che l’esecutivo dovrà superare per varare una serie ed efficace riforma previdenziale.
Due i giocatori contrapposti ed entrambi fanno parte della medesima maggioranza di governo. Da un lato i riformisti dell’Unione – in testa Democratici di sinistra e Margherita – dall’altro l’ala di sinistra – Rifondazione comunista e Comunisti italiani – .

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha annunciato che, appena dopo le feste, ci sarà un vertice sulle riforme. Un appuntamento importante per capire in quale modo il governo interverrà sulle pensioni.
Il rischio è quello che le profonde divergenze possano far partorire il classico topolino. Le anticipazioni, più o meno ufficiali, che arrivano dai ministri e dai numerosi sottosegretari non fanno che confermare tale ipotesi.

Eppure i numeri evidenziano la necessità di un intervento strutturale. La spesa per le pensioni sta diventando, complice il progressivo invecchiamento della popolazione, sempre più insostenibile per l’Inps. Ad aggravare la situazione si aggiunge l’entrata a regime del cosiddetto metodo contributivo che andrà ad incidere pesantemente sui trattamenti pensionistici delle future generazioni.

Il programma elettorale

Per i ministri dell’ala radicale e i sindacati la carta di tornasole per qualsiasi riforma è il programma elettorale dell’Unione, il famoso malloppo di 281 pagine. Ovvero: abolizione dello scalone previsto dalla riforma Tremonti – Maroni, aumento volontario dell’età pensionabile, innalzamento del trattamento delle minime (pagina 169 del programma).

Innalzamento delle pensioni minime

Sono diverse le ipotesi di lavoro. Quella caldeggiata da Rifondazione e Comunisti italiani prevede un adeguamento di tutte le pensioni sotto i 8.900 euro all’anno. L’innalzamento scatterebbe incrementando dello 0,25% la quota legata all’indice di rivalutazione.
Uno sforzo non indifferente, visto che rientrerebbero nella manovra circa 10 milioni di trattamenti. I costi previsti sono altissimi: 400 milioni di euro nel primo anno, mille da quello successivo.

Per questo motivo sembra più probabile una soluzione soft. Nel senso di un intervento che si limiterebbe a toccare le sole pensioni al minimo e le sociali (circa 6 milioni).

In alternativa, potrebbe essere percorsa la strada della rivalutazione di mezzo punto, ma, come ipotizzato dall’Inps, unicamente in versione una tantum.

Incentivi e scalone

Il fulcro della riforma previdenziale dovrebbe essere basata su una scelta volontaria. Intenzione recentemente manifestata dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa.

“Certamente il problema è allungare i tempi di attività lavorativa ed è auspicabile farlo in modo volontario“, ha detto il ministro.
Secondo Padoa Schioppa, sarà necessario adottare un sistema di incentivi e disincentivi, abolendo il divieto di cumulo tra pensione e attività lavorativa al fine di far emergere i contributi attualmente non pagati.

Pure l’ammorbidimento dello scalone contributo sarà possibile solo attraverso un delicato intervento di pesi e contrappesi. La riforma Tremonti – Maroni potrà essere toccata solo con l’aggiunta della revisione dei coefficienti di trasformazione che darà luogo a una riduzione degli importi futuri delle pensioni.

In caso contrario si dovrebbe rinunciare ai risparmi generati dalla riforma: ipotesi difficilmente accettabile, senza stravolgere gli equilibri finanziari dell’Inps. Infatti, come ricorda il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (organismo del ministero del Lavoro), l’intervento del governo Berlusconi consente di garantire nel biennio 2009 – 2010 il tasso di crescita della spesa a quota + 1,1%. Quasi due punti in meno rispetto al + 3% registrato nel 2005.

La sfida per il governo guidato da Prodi sarà tutt’altro che semplice da vincere. Un po’ per le oggettive difficoltà che il sistema previdenziale ha accumulato negli anni, alimentate, inoltre, dalle mutate condizioni socio economiche. Ma l’ostacolo più alto da superare è rappresentato dalle profonde divergenze della maggioranza. Quanto saranno disposti a cedere Rifondazione e Comunisti italiani? E i riformisti accetteranno un approccio simile a quello seguito per la manovra finanziaria?

Non solo sulle pensioni, ma sull’intero tavolo delle riforme, il governo rischia seriamente l’impasse. Spetterà al premier trovare il bandolo della matassa, ben sapendo che il consenso attorno al governo è in rapida discesa e che l’anti-berlusconismo non può fungere da collante per l’intera legislatura.

Fabio Cavallotti

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