Pensionati, destinazione oltre frontiera

Sono sempre più numerosi gli italiani che scelgono di trascorrere la vecchiaia in paesi stranieri

 

Molti italiani preferiscono trascorrere il periodo della pensione all’estero. Una specie di turismo previdenziale che sembra crescere di anno in anno.
I dati sono evidenti. Ogni anno dalle casse dell’Inps finiscono in paesi stranieri 1,3 miliardi di euro per un totale di 500mila trattamenti. Sul finire del 2008 risultavano residenti all’estero 429mila italiani destinatari di una pensione di anzianità, vecchiaia, superstiti o di invalidità. Un conteggio che esclude coloro non cambiano la residenza o non riuniciano alla cittadinanza, ma passano gran parte del tempo oltre frontiera approfittando del costo della vita più consono al loro reddito.

Le mete preferite dei pensionati italiani sono la Francia dove sono 63mila i titolari si prestazioni previdenziali, l’Australia con 58mila titolari, l’Argentina con 50mila titolari, il Canada con 48mila titolari, gli Stati Uniti con 47mila titolari, la Germania con 42mila titolari e la Svizzera con 40mila titolari.
Chi ha lavorato in Italia e all’estero (nell’Unione europea o negli Stati convenzionati) consegue il diritto all’assegno previdenziale sommando i due periodi di contribuzione attraverso la cosiddetta totalizzazione. In concreto il vitalizio viene calcolato attraverso il “pro-rata”, ovvero in proporzione ai periodi assicurativi maturati nei due paesi che lo liquidano.

Tra le prestazioni erogate dall’estero spicca l’Asia. Dalla Thailandia alle Filippine, gli italiani percepiscono pensioni mensili tra i 630 e i 1.687 euro.
Chi decide di vacare il confine deve, però, informarsi bene sulle modalità previste per percepire la pensione e sul trattamento fiscale. Per esempio in Brasile più di un migliaio di italiani da quasi 9 anni sono costretti a pagare il doppio delle tasse a causa una rilettura dell’accordo preso con l’Italia nel 1978 che evitava la doppia imposizione.
A partire dal 1º gennaio del 2000, infatti, l’Erario ha privilegiato una diversa lettura dell’accordo bilaterale e così migliaia di italiani sono costretti a pagare le imposte sia in Brasile sia in Italia.

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